Quindici capi rivolta difficili da espellere

di Rubina Bon e Carlo Mion wCONA Danneggiamento, violenza privata, sequestro di persona: a poche ore dalla rivolta dei migranti all'ex base di Conetta, la Procura della Repubblica di Venezia ha dato una sterzata alle indagini per chiarire se, e soprattutto da chi, siano stati commessi reati durante quelle ore concitate a partire da lunedì sera, in seguito alla morte della migrante ivoriana Sandrine Bakayoko, 25 anni. Le attenzioni degli investigatori si starebbero concentrando su una quindicina di persone che avrebbero guidato la rivolta. Le indagini proseguono a tutto campo, ma c'è da tenere conto di una possibile complicazione diplomatica: qualora i responsabili dei reati fossero di nazionalità ivoriana, difficilmente potrebbero essere rimpatriati nel loro Paese. Questo perché al momento non esiste un accordo tra l'Italia e la Costa d'Avorio per il rientro nel cuore del continente africano dei non aventi diritto all'asilo. I magistrati non hanno nascosto che l'attività d'indagine non è semplice, tenuto conto che la prima fase della rivolta si è svolta di notte, in presenza di un gran numero di persone, in una situazione che da un momento all'altro sarebbe potuta esplodere. Ma il procuratore aggiunto Carlo Nordio, reggente della Procura veneziana, non ha molti dubbi: «Sono stati commessi reati, questo è certo. Bisogna però individuarne la tipologia e le esatte responsabilità. La legge proseguirà secondo il suo corso, non influenzata da valutazioni politiche o etiche», ha chiarito ieri Nordio al termine del vertice al Palazzo di giustizia per fare il punto sul caso. Al tavolo, oltre al procuratore aggiunto e alla pm titolare delle indagini, Lucia D'Alessandro (che martedì è stata in Procura a Padova per parlare con i colleghi titolari dell'inchiesta sulla coop che gestisce il campo di Cona), i vertici provinciali di polizia e carabinieri. «Il sequestro di persona (25 operatori della cooperativa erano rimasti bloccati in ufficio lunedì sera a causa della protesta, ndr)», ha detto Nordio, «è un'ipotesi che va valutata con cautela. Le eventuali responsabilità penali sono personali e non di gruppo. Bisogna procedere in maniera rigorosa per evitare di sbagliare nell'indicazione delle responsabilità». Al momento non è stato emesso alcun provvedimento. Prosegue intanto il lavoro della Digos. Ieri il dirigente era presente al vertice perché, come ha spiegato Nordio, «Quando succedono le rivolte sono coinvolti gruppi anche disomogenei, come etnie ed atteggiamenti. Queste situazioni possono essere determinate dall'esasperazione, dalle condizioni di vita nel campo o dalla falsa notizia della morte di una persona non adeguatamente soccorsa, ma anche da infiltrazioni o altri stimoli esterni. Non bisogna dimenticare che Venezia è un obiettivo sensibile e quindi bisogna verificare tutte le ipotesi, anche quella remota di possibili infiltrazioni da parte del terrorismo». Al setaccio le riprese della rivolta, le testimonianze, i risultati della scientifica. ©RIPRODUZIONE RISERVATA