Meningite, migliora l’anziana di 74 anni

MONTEBELLUNA Sono in lieve miglioramento le condizioni della signora di 74 anni ricoverata in terapia intensiva a Montebelluna per una meningite da pneumococco. Ma intanto scatta la psicosi, con decine di persone che si sono rivolte a medici e farmacisti per conoscere come vaccinarsi. L'infezione era stata riscontrata a seguito degli esami di lavoratorio, dopo il ricovero avvenuto poco prima di Capodanno per una polmonite. La signora non si era sottoposta alla vaccinazione anti-meningite: «La paziente – spiega il direttore sanitario dell'Usl 8 Maurizio Sforzi – presentava un quadro clinico complesso: gli esami hanno fatto emergere la meningite da pneumococco, una delle varianti che non contempla la profilassi prevista nei confronti delle persone venute a contatto con lei, non essendo epidemica». La notizia aveva destato qualche preoccupazione sui social network, visti i numerosi casi di questi giorni, che comunque rientrano nella media nazionale e regionale di questo periodo. L'infezione scoperta a Montebelluna si inserisce nel 53,9% dei casi relativi a meningite da pneumococco, la forma non contagiosa. La forma più temuta e pericolosa è quella causata dal batterio Neisseria Meningitidis (il meningococco), seguita dall'Haemophilus influenzae: nel 2016 i casi sono stati 133, 98 dei quali da pneumococco. «Il pneumococco vede circa un 50 per cento di portatori sani nella popolazione – continua il dott. Sforzi – e può scatenarsi attraverso una polmonite. Ma il virus può prendere altre strade, come la meningite, e la cosa non è prevedibile. Per questo da qualche anno è attiva una campagna di vaccinazioni contro la meningite destinata soprattutto ai soggetti deboli, di cui la nostra Usl ha ampiamente dato comunicazione». Davide Nordio