LA NOTTE DEI PANEVIN

di Federico Cipolla È la notte dei panevin, e non ci sono ordinanze che tengano. Qualche limite nelle dimensioni, in alcuni comuni anche nel numero, ma la tradizione per ora non si tocca. Le due notti, oggi e domani, saranno illuminate da oltre 200 falò. La zona della Pedemontana la fa da padrona, a Farra di Soligo i panevin saranno sette, otto a Cordignano, altri sette a Valdobbiadene, più di venti a Vittorio. Il più grande sarà come da tradizione quello di Arcade, con i suoi dieci metri di altezza, ma da nord a sud, da est a ovest non ci sono comuni che tra oggi e domani non si riuniranno attorno al fuoco. E attorno ai fumi che faranno impazzire le centraline dell'Arpav. Per limitare gli effetti dei panevin, che faranno raggiungere concentrazioni di quasi 300 microgrammi di pm10 per metro cubo (il limite è 50), i sindaci in questi anni si sono misurati con limiti alle dimensioni delle pire e ordinanze. La Prefettura ha emanato un suo vademecum che fornisce una traccia a cui alcuni si sono adeguati. Ma altri hanno preferito fare da sè, chi in senso più restrittivo, chi allargando le maglie dei divieti. Questi i limiti della prefettura: massimo 5 metri di altezza, e il pubblico almeno a 25 metri dalle fiamme. Oltre ovviamente al divieto di nascondere nella catasta di legno materiale diverso dalle ramaglie. A Treviso Ca' Sugana ha deciso di limitare le dimensioni della pira, massimo 2 metri di altezza e uno e mezzo di larghezza. Ma sul numero c'è abbastanza libertà, è solo necessario chiedere l'autorizzazione alla Polizia Locale. «La volontà della giunta», spiega l'assessore all'ambiente del Comune di Treviso Luciano Franchin, «è di tutelare l'aspetto conviviale, che vede la comunità ritrovarsi attorno al fuoco. Ma è sufficiente il carattere simbolico, e quindi abbiamo indicato le dimensioni dei panevin. Tra l'altro lo abbiamo fatto concordandoli con i diversi organizzatori». A Silea il sindaco Silvano Piazza è riuscito ad ottenere una forte riduzione del numero dei falò, «ce ne sarà solo uno per frazione, invece dei 15 dello scorso anno. Ne ho parlato con gli organizzatori, e abbiamo raggiunto questo accordo. Credo che sia un'operazione culturale da fare, aumentando la sensibilità su questo tema». Una scelta troppo morbida quella di Treviso e Silea, secondo il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, che invece vorrebbe venissero semplicemente vietati. Diversamente la pensa il presidente della Regione Luca Zaia, che oggi sarà in giro per la provincia ad accenderne ben quattro: a Visnà di Vazzola, al Borgo Soler di Fontanelle, al Borgo Malanotte di Tezze e ad Arcade. Qui ci sarà il falò più grande della provincia, ma l'unico del territorio comunale, così da qualche anno vuole sindaco Domenico Presti. «Se fosse un buon amministratore Zaia vieterebbe i panevin», sostiene Zanoni. «Sarebbe un segnale perentorio anche per i cittadini, in una situazione gravissima. La pianura padana è una della aree più inquinate d'Italia, ogni anno nel nostro paese muoiono 91 mila persona a causa dell'inquinamento dell'aria. Non si può affrontare il tema con superficialità, si tratta di scegliere se tutelare la tradizione o la salute dei cittadini». Ma tra molti comuni che hanno quanto meno tradotto in un'ordinanza le indicazioni della prefettura c'è chi ha deciso di non intervenire in alcun modo. E' il caso di Marco Della Pietra sindaco di Spresiano: «Bisogna essere onesti con i cittadini. Chi va poi a controllare il rispetto dell'ordinanza? Trovo più utile parlare alla gente, e non strumentalizzare l'inquinamento per fermare i panevin». Anche Marzio Favero, sindaco di Montebelluna ha scelto una linea morbida, che prevede che i panevin deroghino all'ordinanza antismog: «Non è più come qualche anno fa quando ogni quartiere aveva il suo falò», dice. «Il numero è andato via via riducendosi». E le centraline dell'Arpav invece sono andate aumentando, insieme alla diffusione delle Pm10. ©RIPRODUZIONE RISERVATA