L’OPINIONE

di MAURIZIO MISTRI La questione dei flussi migratori dall'Africa e dal Medio Oriente ha preso alla sprovvista sia l'Unione Europea che i singoli paesi europei. Dopo la seconda guerra mondiale, fino al 1980 l'Europa occidentale è stata meta di flussi migratori, comunque di dimensioni abbastanza limitate e gestibili. Durante l'epoca dell'Unione Sovietica ricevevamo coloro che venivano chiamati "dissidenti", ai quali davamo protezione e, possibilmente, un inserimento professionale. I rifugiati per ragioni politiche erano generalmente persone di alta qualificazione culturale o professionale e, soprattutto, erano pochi. Accanto ai flussi immigratori di tipo politico ne esistevano alcuni, semmai promossi da certi governi europei i cui paesi abbisognavano di alcune tipologie di lavoratori. Così accadde che la Germania occidentale, che pur aveva assorbito un numero notevole di tedeschi provenienti dalla Germania orientale, stipulò un accordo con la Turchia assicurando l'assorbimento di un numero non piccolo di lavoratori . Questi lavoratori non venivano considerati permanenti, ma temporanei. Nella realtà la componente turca rimarrà in Germania manifestando anche una certa vivacità demografica. In Italia si manifestò il fenomeno della immigrazione di lavoratrici provenienti dalle Filippine che trovavano impiego nei lavori domestici. Lo sviluppo economico del nostro paese aveva rarefatto la disponibilità di mano d'opera femminile nei lavori domestici perché la mano d'opera femminile autoctona preferiva lavorare in fabbrica. Dunque, la filosofia di fondo dominante nei paesi europei occidentali aveva due pilastri: 1) l'accettazione dei profughi politici che venivano dai paesi retti da dittature; 2) l'accettazione di lavoratori immigrati tali da soddisfare le esigenze manifestate dalla società e dalla economia dei paesi europei. C'era la sensazione che il fenomeno sarebbe stato limitato e gestibile dai governi europei. Non tanto con la caduta del comunismo, quanto per l'aggravarsi delle condizioni economiche, e politiche, in Africa e nel Medio Oriente, a partire dal 1990 circa, i flussi in Europa aumentarono considerevolmente tanto che i governi europei, nel tentativo di dominare la situazione, adottarono la politica dei flussi programmati. Vale a dire che molti governi europei fissavano delle quote di immigrati, semmai per paese di provenienza, secondo i bisogni delle economie europee, prendendo l'impegno di rimandare in patria quegli immigrati che stavano fuori quota e che entravano clandestinamente. Il rigore con cui questa strategia veniva applicata nei paesi europei non era uniforme per cui quei governi europei che intendevano controllare i flussi si ritenevano danneggiati dalle politiche immigratorie dei governi europei più lassisti in materia. A fronte del disastro umanitario in Africa e in Medio Oriente la politica immigratoria delineata a livello europeo subisce un radicale stravolgimento. Nel solco di una tradizione di accoglienza che nel passato riguardava pochi profughi politici adesso i paesi europei "debbono accettare" gli immigrati considerati profughi politici, qualunque sia il loro numero. Da qui l'arroccamento sui principii del Trattato di Schengen da parte di tutti quei paesi che non sono di prima accoglienza. A livello europeo la parola d'ordine è quella per cui dovendo accettare i profughi politici non si possono più accettare gli immigrati che giungono da paesi non totalitari e che sarebbero portatori di competenze utili allo sviluppo delle economie europee. Come al solito la linea l'ha fatta Angela Merkel la cui posizione si sostanzia nella accettazione di profughi politici (purché dimostrino tale loro status) mentre si dovrebbero espellere gli immigrati che non hanno tale status e che pertanto diventano "irregolari". La posizione della Merkel è anche la posizione della Commissione per cui mi stupisce il coro di riprovazioni riservate a Beppe Grillo quando ha esternato la sua posizione ina materia; posizione che non mi pare molto divaricata rispetto a quella della Merkel ed a quella della Commissione.