«Collagù è vivo e richiama turisti»

FARRA DI SOLIGO Il "borgo fantasma", in cui tutti sarebbero scappati per colpa dei pesticidi, parla: gli abitanti di Collagù hanno risposto ieri, con una lettera, alle accuse di Report, secondo cui le case sulle colline di Farra sarebbero rimaste vuote per paura dei trattamenti sui vigneti. «Questo non è un borgo disabitato, non è un borgo dove si muore» denunciano alcuni abitanti e proprietari «a Collagù risiedono tuttora diverse famiglie e durante tutto l'anno si tengono importanti manifestazioni. In merito a quanto dichiarato da un'intervistata, non riusciamo a capire dove si coltivasse, in questa località, il mais, così come il gelso. In queste "rive" si è da sempre coltivata la vigna, basta guardare le foto in bianco e nero dei primi del Novecento, quando i boschi erano pressoché inesistenti nella zona alta». Gli abitanti lamentano anche di non essere stati intervistati dalla troupe di Report, mentre è stata data voce solo alle persone del luogo che la pensano in maniera diametralmente opposta. Non una vera e propria "faida", ma qualche tensione tra le due fazioni, in paese, esiste. «Noi residenti e frequentatori della zona siamo i primi a voler regolamentare e ridurre al minimo i trattamenti, per cui la denuncia di Report se finalizzata a questo è ben accetta, non siamo però d'accordo sulla spettacolarizzazione del problema, incurante di ledere l'immagine, a volte faticosamente conquistata, di tutto quello che sta attorno» recita ancora la lettera. Collagù, come il resto delle colline del Conegliano Valdobbiadene, è candidato a Patrimonio dell'Umanità Unesco. È un borgo con un santuario e una sorgente di acqua potabile cui si accede da Soligo (via Croda) o dal centro di Farra (via Collagù). È vero che, rispetto a qualche anno fa, si è praticamente svuotato: le famiglie residenti si contano sulle dita di una mano, le altre sono seconde case. Anche secondo il sindaco di Farra, Giuseppe Nardi, non è però un problema legato al Prosecco: «Ci abita meno gente di un tempo solo perché è scomodo, ci sono soltanto due strade sterrate per salirci, e in proprietà privata, per cui non possiamo asfaltarle o allargarle. I vigneti non c'entrano proprio niente». Nardi appoggia la battaglia dei residenti: «Anzi, sono proprio loro a tenere viva quell'area. Quelli che hanno la seconda casa a Collagù frequentano il borgo tutti i giorni, ed è grazie a loro che sta diventando un centro turistico». (a.d.p.)