Da cima Grappa a pian Cansiglio Le donne partigiane in un film

di Daniele Ferrazza Lo spunto è che il concorso nazionale «Filmare la storia» ha attribuito a un lavoro trevigiano il Premio speciale 25 aprile quale migliore opera cinematografica dedicata alla Resistenza. Ad attribuirlo proprio l'Archivio nazionale cinematografico della Resistenza di Torino, che peraltro concede all'opera anche una menzione nel concorso nazionale. Il lavoro si chiama «Con i messaggi tra i capelli» ed è un cortometraggio realizzato da «Resistenze», per la regia di Chiara Andrich e curato da Laura Bellina, Lidia Bellina, Antonella Lorenzoni, Laura Stancari, Maria Grazia Tonon. Ma la notizia autentica è che questo lavoro, delizioso e dolce, descrive e racchiude per la prima volta in maniera cinematografica e organica il ruolo avuto dalle donne nella Resistenza trevigiana. Nella Divisione Nannetti, sul Cansiglio, nella Brigata Matteotti, nella Chiarello trevigiana, scorrono i racconti - ben sceneggiati da una regia professionale - delle partigiane trevigiane che, soprattutto sul Cansiglio, portavano i messaggi ai volontari della libertà che si nascondevano negli anfratti dell'altopiano. «Con i messaggi nei capelli», appunto, perchè le donne rappresentavano uno strumento di collegamento fondamentale senza il quale la Resistenza trevigiana avrebbe avuto certamente diversa sorte. Nei capelli le staffette nascondevano i messaggi destinati ai partigiani in montagna. Un compito molto rischioso per le protagoniste: non mancano le donne catturate, torturate e uccise per questo dalla furia nazista. Il nome più famoso, certamente, è quello di Tina Anselmi, classe 1927, staffetta «Gabriella» sul Grappa, che decise di aderire al movimento dopo aver assistito alla scena dei martiri di Bassano del Grappa, trentuno giovanissimi partigiani catturati durante il rastrellamento del settembre 1944. Ma ci sono anche signore meno conosciute e vengono ricordate giustamente anche coloro le quali hanno tragicamente perso la vita durante i venti mesi di lotta partigiana. Chi è sopravvissuta racconta, a distanza di settant'anni, la loro battaglia per la libertà. Colpisce la naturale convinzione di stare dalla parte giusta, la paura di essere sorprese, il terrore di non vedere il futuro. I loro nomi sono quelli di Itala «Ideal» Da Re, una bella signora che ora vive a Milano; Marcella Dallan di Castelfranco, Tecla Luciana Piva che ora vive a Tarcento, Nedda Zanfranceschi di Treviso, Rina Lorenzon di Vittorio Veneto. Nel film ci sono anche le partigiane Anita, Mariska, Annarosa, Gloria, Lisetta, Dirce, Carmen e molte altre. I loro racconti sono lievi e al tempo stesso drammatici, mai pervasi di risentimento né di retorica: la cifra è quella della naturalità. Molte delle interviste sono state realizzate alcuni anni fa, alcune donne ci hanno abbandonato nel frattempo ma i loro racconti ora sono incisi nella storia ed ora un po' di più nella memoria collettiva. Un plauso a chi ha realizzato il lavoro, un grazie collettivo alle donne partigiane.