Profugo della Serena accoltellato «Erano tre banditi incappucciati»

«Credo che su questo episodio vada fatta la massima chiarezza, perché è molto inquietante». Miriam Giuriati (nella foto a sinistra), sindaco di Casier, ieri sera è stata in stretto contatto con i responsabili della «Serena» e con le forze dell'ordine, per avere notizie. «Mi auguro davvero che i responsabili siano identificati e consegnati alla giustizia, per sgomberare il campo da ogni connotazione razzista e xenofoba», continua il sindaco , del Pd, a capo di una coalizione di centrosinistra, «certo ci sono altre ipotesi sul tappeto, voglio essere prudente. Ma la dinamica presenta contorni che devono indurre tutti alla massima preoccupazione». E il primo cittadino del comune cointeressato dal centro di accoglienza di via Zermanese, ai confini con Treviso, allarga poi il tiro alla politica: «È il segnale che bisogna abbandonare i toni delle crociate e delle barricate, non fanno bene a nessuno», continua, «proprio quello che è successo dice che si deve procedere in tempi rapidi a una diversa distribuzione dei profughi sul territorio, evitando le grandi concentrazioni come quella delle Serena, che possono essere solo temporanee» Infine, l'appello a Lega e al governatore Zaia. «Si ritrovi presto un linguaggio istituzionale, e soprattutto si lavori per aiutarci l'un l'altro, come enti locali. Invece di gridare "al lupo al lupo", se avessimo tutti una quota ridotta di migranti, potremmo gestire e controllare meglio il fenomeno. L'emergenza non sarà breve. per questo sarebbe ora che anche Zaia cominciasse a governare e coordinare, finendola con la campagna elettorale continua».Incappucciati. Pronti a tutto per arrivare a spargere sangue sulle nostre strade. Un gruppo che – stando alle riscontranze – non si voleva far riconoscere per colpire un obiettivo preciso. Un profugo. E' un episodio inquietante quello avvenuto ieri nel tardo pomeriggio alle porte di Treviso. È accaduto tutto in pochi istanti: il furgone che rallenta, raggiunge il giovane che cammina per strada, un uomo – incappucciato, secondo quanto raccontato dalla vittima – scende, lo afferra e lo aggredisce a coltellate. Solo per una serie di fatalità l'agguato non si è trasformato in una tragedia: un 21enne migrante dal Pakistan, ospite all'ex caserma Serena, è ricoverato al Ca' Foncello con una profonda ferita da taglio alla schiena. «Erano in tre, incappucciati, e ho rischiato la vita», ha detto dall'ospedale. L'episodio è accaduto ieri pomeriggio, poco dopo le 19, in via Bampo, proprio nelle vicinanze dell'hub trevigiano che ospita i profughi in arrivo dall'Africa e dall'Asia. A.R., classe 1994, si trova da tempo nell'edificio che ospita 437 migranti: è arrivato in Italia dopo un viaggio della speranza che l'ha condotto fino a Treviso. Ieri era uscito dalla caserma e stava con ogni probabilità rientrando all'interno della struttura. Stava camminando lungo via Bampo, una stradina stretta che costeggia la tangenziale e collega via Sant'Antonino con il cavalcavia di via Zermanese. Non ha fatto in tempo ad accorgersi di ciò che stava per succedere: un furgoncino – secondo il suo racconto a bordo c'erano tre persone – l'ha raggiunto all'improvviso. La vicenda è ancora avvolta nel buio, ma ci sono degli squarci più chiari, almeno secondo il racconto del migrante: uno degli occupanti è sceso, ha raggiunto il 21enne pachistano e ha cercato di spingerlo a forza all'interno del furgone aggredendolo. Le indagini in corso dovranno chiarire se c'è stato un confronto tra i due o se il blitz era premeditato. Tant'è. Il giovane ha tentato di difendersi, la collutazione è proseguita finchè l'aggressore non l'ha colpito con una coltellata alla schiena. Quanto è bastato per lasciare la vittima sulla strada, in un pozza di sangue, e scappare a bordo del furgone. E' stato un passante ad accorgersi del dramma e a chiamare i soccorsi: A.R.è stato raggiunto in pochi istanti da un'ambulanza del Suem. Gli operatori gli hanno prestato le prime cure sul posto e poi l'hanno trasportato al Ca' Foncello, dov'è stato ricoverato. Qui è riuscito a fornire alla polizia la propria versione dell'accaduto, cercando di ricostruire ogni dettaglio. «Erano incappucciati – ha raccontato il giovane proveniente dall'Asia – tre persone mi hanno raggiunto. Volevano che salissi con loro nel furgone, ma ho avuto paura. Volevano farmi del male». Un racconto ancora confuso, con il 21enne comprensibilmente sotto shock per la minaccia subita. La vicenda ha interessato Marco Merciai, rappresentante legale della società Xenia e responsabile del centro di accoglienza all'ex caserma Serena, che si è precipitato all'ospedale per verificare le sue condizioni. Gli aggressori, comunque, non sono altri profughi della caserma Serena. La questura di Treviso sta stringendo il cerchio per trovare i colpevoli. La versione del migrante, che ha identificato i proprio aggressori in un gruppo di tre persone con il volto travisato, è al vaglio degli agenti, in particolare è caccia aperta al furgone che trasportava la banda. Naturalmente le ipotesi sono le più varie: da un gruppo di sbandati a una resa dei conti, fino alla matrice razzista, con il dettaglio dei volti nascosti che richiamerebbe - in maniera allucinante - ai fantasmi del passato. Furibonda la Lega, con il capogruppo Sandro Zampese: «Bisogna capire cos'è accaduto, resta il fatto che c'è un ospite ferito e noi da tempo denunciamo che c'è una situazione a rischio. Bisogna smantellare l'hub». (m.g.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA