Marin accusa Fitto Padrin lo applaude

VENEZIA A cascata, la rivolta anti-berlusconiana innescata da Raffaele Fitto si riverbera su Forza Italia veneta, determinando una vistosa spaccatura tra il coordinatore del partito Marco Marin e il capogruppo in Regione Leonardo Padrin. «In una squadra si gioca tutti insieme, ci si confronta in spogliatoio con sincerità, anche con durezza se serve, ma poi si esce compatti, uniti, granitici», esordisce il senatore, memore degli allori raccolti sulle pedane della scherma «non si mina la propria squadra continuando ad attaccarla dall'esterno. Non si attaccano, non si deve fare mai, i propri compagni di squadra. Peggio ancora se si comporta così chi avrebbe, ma pensa un po', l'ambizione di fare il capitano di tutti»; qual sarebbe allora l'obiettivo reale di Fitto? «A pensarci bene chi si comporta così è, lui sì, il migliore alleato sia della sinistra sia di chi vuole togliere a Forza Italia la leadership del centrodestra. Adesso è tutto chiaro: il progetto non è ricostruire Forza Italia. È tentare di ucciderla. Noi, che in Forza Italia crediamo, non lo permetteremo». E a rincarare la dose, con qualche contumelia, provvede Simone Furlan, già a capo dell'improbabile Esercito di Silvio e ora cooptato nell'ufficio di presidenza azzurro: «Raffaele, a questo punto dovresti solo vergognarti, pensi forse che il nostro elettorato si faccia abbindolare dalle tre cavolate politiche, che solo oggi poni, dopo vent'anni in cui silenzioso e ossequioso hai avuto tutto da Silvio Berlusconi? Mi colpisce il tuo atteggiamento codardo di alzare lo scontro velocemente perché entro un mese il leader, quello vero, il più votato nella storia della nostra Repubblica, torna libero, sperando di infliggergli il colpo mortale. Non c'è spazio per i Giuda che tradiscono il padre per trenta poltrone. Abbi la dignità di andartene». Ma Fitto, in terra veneta, conta anche estimatori, a cominciare da Padrin, che ha inviato una lettera a tutti gli amministratori comunali di centrodestra affinché «diventino parte attiva nel percorso di cambiamento che sta coinvolgendo il partito», a cominciare dal «laboratorio politico» in programma il 28 febbraio in Fiera a Padova - con la partecipazione tra gli altri dell'eurodeputato "contestatore" - definito «uno dei rari eventi finora promossi a livello regionale da Forza Italia». «Per questo diventa un obbligo morale per tutti partecipare, contribuire con idee, suggerimenti e critiche», insiste Padrin «nessuna polemica con nessuno ma l'inerzia non può essere più considerata una qualità in politica». E il fuoco congiunto su Fitto bollato come un traditore che fa il gioco della sinistra e vuole liquidare il forzismo? «Io dico che una forza politica muore quando c'è assenza completa di confronto, quando il dibattito non coinvolge più i cittadini ma si limita a ratificare le decisioni assunte da pochi in una stanza in penombra, quando nessun dirigente ha il coraggio di chiedersi perché in Veneto due terzi dei nostri elettori ci hanno abbandonato». Filippo Tosatto