«Sicurezza, in città non serve l'esercito»

«Le ronde non sono iniziative condivisibili». Lo dice il segretario provinciale del sindacato di polizia Siap di Treviso, Flaviano Iuliano, che sottolinea come la sicurezza sia solo un tema di competenza delle forze dell'ordine. E per far fromnte ad un tema così importante, secondo Iuliano, sevono forze fresche. E snocciola dati: a Treviso in questura sono presenti 280 operatori di polizia nella varie qualifiche, a fronte di un popolazione in provincia da quasi 890.000 persone. «Un calcolo approssimativo -dice Iuliano - ci porta a ritenere che per ogni 3160 persone, è presente un poliziotto, il quale, da come evidenziato, ha un carico maggiore di quasi 500 persone in più rispetto al collega che opera nella provincia di Vicenza». L'età media degli operatori di polizia nella Marca è sui 46 anni. «Manca - tuona Iuliano - un ricambio generazionale. La polizia di Stato nella Marca ha bisogno di una trentina di operatori con qualifica di agente, e di almeno cinque funzionari nel ruolo Direttivo e di una quindicina di nuove vetture». È scattato il conto alla rovescia: entro fine marzo si accenderanno decine di occhi elettronici in 27 Comuni della Marca. Proseguono i lavori al progetto di videosorveglianza del territorio denominato Vi.So.Re. L'installazione delle telecamere è ormai quasi ultimata: su 89 siti previsti, ne mancano 6 da realizzare. Da quest'estate sono in funzione in qualità di test le telecamere di Susegana (all'altezza di Astoria) e Cimadolmo (sull rotatoria ovale dopo il ponte sul Piave in direzione Codogné). Per quanto riguarda il trasporto dei dati, l'installazione delle antenne nei 29 nodi della rete wireless che funge da dorsale è ormai oltre il 50% del completamento. Inoltre, la sala del "Data Center" nel sito individuato a Oderzo, completo di tutte le apparecchiature principali e accessorie, è già funzionante al 100%. «Come sempre parlano i fatti e a marzo Vi.So.Re. sarà operativo», ricorda il presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro, «Il progetto redatto prevede la realizzazione di due sottosistemi integrati, uno di videosorveglianza urbana, sia per i Comuni sia per gli organi di Polizia dello Stato, e l'altro di lettura targhe per gli organi di Polizia. Tali sistemi consentono la raccolta, lo scambio e l'analisi di informazioni attraverso un network integrato di collegamento. Ed è proprio la connessione tra i due sottosistemi a rendere il progetto unico nel suo genere tanto da rappresentare un modello sperimentale nell'ambito dell'intero territorio italiano. Anche così si fa sicurezza». L'intervento complessivo interesserà i Comuni di Cessalto, Chiarano, Fontanelle, Gaiarine, Gorgo al Monticano, Mansuè, Meduna di Livenza, Motta di Livenza, Oderzo, Portobuffolè, Salgareda,cimadolmo, Codognè, Colle Umberto, Conegliano, Godega, Mareno, Ormelle, Ponte di Piave, San Fior, San Pietro di Feletto, San Polo di Piave, San Vendemiano, Santa Lucia di Piave, Susegana, Vazzola, Vittorio Veneto. di Alessandro Zago Impiegare l'esercito per garantire la sicurezza: Ca' Sugana boccia la richiesta inviata un mese e mezzo fa dalla prefettura di Treviso al ministero dell'Interno. Una richiesta firmata dal prefetto Maria Augusta Marrosu a seguito di uno dei tanti vertici per l'ordine pubblico, a fronte dell'escalation di furti e rapine sul territorio ma anche della richiesta di alcuni primi cittadini. Una richiesta che ad oggi non ha però avuto alcuna risposta dal ministero, che pare propenso a inviare semmai contingenti in zone più a rischio rispetto alla Marca. Una richiesta che stona, a fronte delle ultime statistiche sui reati consumati in provincia stilati dalla questura, che registrano un costante calo dei "colpi". Anche se, soprattutto per quanto riguarda i furti nelle abitazioni, l'allarme è quotidiano, tanto che a Treviso, a Canizzano, sono partite le ronde dei residenti. Ma il vero problema non è tanto avere l'esercito nella Marca, come chiede anche il governatore del Veneto Luca Zaia; quanto poter potenziare gli organici di polizia, carabinieri e vigili urbani. Organici che, per il blocco delle assunzioni, sono anche vecchiottelli, quanto a età anagrafica. Ma se non manca chi reclama, per la città e la provincia, l'esercito in strada c'è anche chi, come il Comune di Treviso, prende le distanze: «Escludo che la città abbia bisogno di pattuglie di militari per le strade per garantire la sicurezza. Una cosa sono i posti a rischio terrorismo, come l'aeroporto Canova, un'altra le vie del capoluogo». A parlare è il vicesindaco di Treviso Roberto Grigoletto. E la pensa allo stesso modo anche il senatore di Area Popolare Franco Conte, molto vicino al ministro Alfano: «È chiaro che, comunque, non si sta parlando di mettere i militari per strada per l'ordine pubblico, cosa assurda. Il ragionamento è casomai il seguente: mettere dei militari a vigilare sui siti a rischio terrorismo come aeroporti e stazioni, con presìdi fissi, per poter così liberare di questo compito i poliziotti e i carabinieri che oggi svolgono simili servizi, per poterli impiegarli così per la pubblica sicurezza e i pattugliamenti in strada. Ma i poliziotti e i carabinieri, non i militari: ci mancherebbe altro». Resta il fatto: la prefettura di Treviso ha fatto richiesta di avere i militari nella Marca, e il governatore Zaia ha preso subito la palla al balzo commentando: «Ringrazio il prefetto di Treviso Maria Augusta Marrosu, che ha avuto la sensibilità verso i cittadini e il coraggio istituzionale che compete a un rappresentante dello Stato di parlare senza mezzi termini dell'emergenza criminalità e di chiedere al governo l'esercito. Dubito che l'ascolteranno, ma il suo intervento è significativo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA