Quirinale: Zaia, Ruffato e Tiozzo gli elettori

VENEZIA Il governatore leghista Luca Zaia, il presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato (Ncd), il capogruppo del Pd Lucio Tiozzo: sono loro i tre i "grandi elettori" del Veneto che la prossima settimana concorreranno (con gli altri rappresentanti delle Regioni, i deputati e i senatori) all'elezione del successore di Giorgio Napolitano al Quirinale. L'aula di palazzo Ferro-Fini, affollata come non mai - 57 presenti su 60, unici forfait quelli di Zaia, Giuseppe Bortolussi e Vittorino Cenci (indisposto) - non ha lesinato le sorprese: con l'inatteso "pareggio" tra Zaia e Ruffato (31 voti ciascuno) e la bocciatura del capogruppo forzista Piergiorgio Cortelazzo, fermo a 14 consensi, mentre Tiozzo - cui Franco Bonfante (delegato in occasione voto presidenziale precedente) ha ceduto il passo - si è attestato agevolamente a quota 22, calamitando l'intera opposizione e una discreta frangia centrista. Certo è che lo schieramento berlusconiano, già diviso in due gruppi (gli "azzurri" e i "neri", diffidenti se non apertamente ostili) esce con le ossa rotte dal confronto: «Parlare di scelta istituzionale è una presa in giro, si tratta di un voto prettamente politico», il commento stizzito di Cortelazzo, visibilmente amareggiato. I forzisti hanno incassato a malapena i voti di partenza e puntano l'indice contro il "tradimento" della Lega. Quest'ultima ha sostenuto l'abbinata Zaia-Ruffato ma al governatore è mancato il sostegno di svariati consiglieri di fede "tosiana" e di qualche alleato - una circostanza che gli è costata il primato - mentre il pacioso "Valdo" ha rastrellato preferenze in ogni direzione, inclusi il gruppo misto, Futuro popolare e un drappello di estimatori di sinistra: «Per la seconda volta sono stato designato a rappresentare il Veneto all'elezione del Capo dello Stato e ne sono ovviamente orgoglioso, sperando di essere all'altezza del mandato», le sue parole «ringrazio i colleghi e sottolineo che questa scelta, trasversale ai gruppi, premia soprattutto l'equilibrio e la terzietà con cui ho interpretato il ruolo di presidente. Non è un voto di rottura ma di coesione. E la nostra regione, come il nostro Paese, ha bisogno di unità, non di tensioni vecchie o nuove». Che altro? Clima di resa dei conti nel centrodestra: Leonardo Padrin, dopo avere platealmente esibito la scheda ai colleghi per fugare i sospetti, parla di «strappo» che esige «un chiarimento nella maggioranza», soddisfatti invece i democratici mentre l'Idv, per voce di Antonino Pipitone e Gennaro Marotta, punzecchia Zaia: «Indipendentista a giorni alterni, non ha avuto nemmeno il buon gusto di presentarsi in aula e ha incassato un flop, sfiduciato da una parte della sua stessa coalizione. Con la sua elezione, il Veneto non fa certo una grande figura». Filippo Tosatto