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di Filippo Tosatto wVENEZIA L'impressione è che nel Consiglio regionale del Veneto coesistano una maggioranza formale (l'asse Lega-centrodestra) ed una reale, consociativa e trasversale, lesta a compattarsi in una logica di autoconservazione. L'ennesima conferma arriva dalla "riforma" della legge elettorale (le virgolette non suonino gratuite) approvata a pieni voti in commissione Affari istituzionali. Che Pietrangelo Pettenò, la "pecora rossa" dell'assemblea, unico a votare contro il provvedimento, così commenta: «Il limite dei due mandati voluto da Lega, Forza Italia, Ncd e Pd è una riforma demagogica, anzi una beffa: entrerà in vigore non prima del 2025 e consentirà comunque di fare il consigliere per due mandati, l'assessore per due mandati e poi il presidente della Regione per due mandati… in tutto 30 anni di poltrone! Quanto di più distante dal rinnovamento tanto sbandierato». E il partito democratico? Si consola con il via libera alla doppia preferenza di genere: «Una grande vittoria che garantirà agli elettori veneti una maggiore libertà di scelta e alle donne la possibilità di conquistare una maggiore presenza nelle istituzioni», affermano Franco Bonfante e Piero Ruzzante. I fautori della riforma "posticipata", a cominciare dal presidente Clodovaldo Ruffato, sostengono l'impraticabilità legale di computare la legislatura in corso ai fini del blocco: «Gli avvocati del Consiglio ci hanno fatto sapere che sarebbe un atto facilmente impugnabile perché lesivo in via retroattiva del diritto a candidarsi, perciò l'eventuale accoglimento del ricorso provocherebbe lo scioglimento dell'assemblea ed il ritorno alle urne». Ma le riserve restano. E Gennaro Marotta dell'Idv, che pure si astenuto in commissione, non nasconde la delusione e confida in un (improbabile) ripensamento da parte dell'aula: «È andata come doveva andare, il giochetto dei dieci anni per carica e la retroattività disinnescata sul limite dei due mandati sono stati giustamente letti come l'ennesimo trucchetto dei "furbetti del poltronificio", che offende e prende in giro i veneti. Lo ribadiamo con forza: se il limite dei dieci anni va bene, allora valga per tutti, dai semplici consiglieri al presidente, agli assessori, sia interni che esterni. Meglio sgombrare il campo da dubbi e furbastri. Martedì in Consiglio sarà inutile nascondersi, ci aspettiamo che, uno a uno, i partiti manifestino agli elettori le loro reali intenzioni. Dicano finalmente con chiarezza se vogliono perpetuare il poltronificio o se intendono davvero limitare i giri in giostra in Regione». Intanto, nei corridoi del Ferro-Fini si raccoglie una verità diversa da quella ufficiale: la tagliola immediata sui due mandati, propugnata dal capogruppo di Forza Italia Leonardo Padrin, avrebbe escluso dalla prossima legislatura ben 27 dei 60 consiglieri attuali; compreso un drappello di assessori - Elena Donazzan, Massimo Giorgetti, Maurizio Conte, Daniele Stival (per non parlare di Isi Coppola, dichiarata decaduta ma decisa a ribaltare la sentenza) - che sul territorio raccolgono un discreto gruzzolo di consensi: «Se una legge capestro ci escludesse dalle liste, non muoveremmo un dito per te in campagna elettorale», il tenore del loro ultimatum al governatore Luca Zaia. i cui proclami riformatori sono rimasti nel cassetto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA