Riforma elettorale, è già clima di scontro

VENEZIA La riforma elettorale infiamma l'ultima fase della legislatura regionale. A innescare la micia, in commissione Affari istituzionali, l'assenza dall'ordine del giorno dei progetti di legge di Leonardo Padrin (Forza Italia) che prevede il limite dei due mandati e di Lucio Tiozzo (Pd) che introduce la doppia preferenza di genere in favore delle donne; nonché delle proposte firmate da Moreno Teso e Giovanni Furlanetto favorevoli al ripristino delle preferenze e a fissare al 37% dei voti la soglia del premio di maggioranza. Vivaci le proteste nei confronti del presidente Costantino Toniolo (Ncd), reo di aver posto in discussione esclusivamente il progetto «tecnico» trasmesso dalla Giunta Zaia che (sollecitatata anche dal ministero dell'Interno) intende correggere il meccanismo del voto disgiunto, che così com'è formulato rischia di consentire l'elezione di un presidente e di una maggioranza consiliare di colore diverso, con ovvie ripercussioni sulla stabilità amministrativa. Di che si tratta? Di stabilire che diventerà presidente del Veneto il candidato che raccoglie il maggior numero di voti e non (com'è previsto ora) quello sostenuto dalla maggioranza che ha ricevuto maggiori consensi. La rettifica si rende necessaria perché il voto disgiunto permette di optare, ad esempio, per Zaia e per la lista Pd, oppure per Moretti e la lista Lega; ingenerando l'ingovernabilità del caso. Toniolo, da parte sua, ha negato ogni volontà censoria: «C'è soltanto l'esigenza urgente di un intervento tecnico», ha affermato «nessuna volontà di accantonare l'esame degli altri progetti di legge, che comunque ricordo essere stati iscritti per cinque volte all'ordine del giorno di altrettante sedute di commissione e mai licenziati». Tant'è: su richiesta di numerosi commissari, la discussione sulla riforma proseguirà oggi pomeriggio: stavolta, all'ordine del giorno, oltre a quello della Giunta, ci sono anche gli altri quattro progetti legislativi. Resta il "fantasma" del blocco al secondo mandato, che turba i sonni di una ventina di consiglieri: «È solo l'ultimo esempio di una casta che cerca di autotutelarsi, e che il vecchio detto secondo il quale non ci sarà mai nessun tacchino che vuole anticipare il Natale è più che mai azzeccato», punge Gessica Rostellato, deputata del M5S «mi permetto comunque di far notare che i due maggiori sostenitori del limite dei due mandati, e cioè Leonardo Padrin e Lucio Tiozzo, sono entrambi alla loro terza legislatura. Se davvero credevano nel limite dei due mandati perché, nel 2010, hanno deciso di ricandidarsi per la terza volta ?». Filippo Tosatto