Riforma elettorale è una beffa «Sparito il limite dei mandati»

VENEZIA E se la montagna della riforma elettorale partorisse uno spaurito topolino? Il dubbio è legittimo visto che oggi, all'ordine del giorno della commissione Affari istituzionali convocata dal presidente Costantino Toniolo, non c'è traccia dei progetti di legge più innovativi presentati sull'argomento: il blocco a due mandati, proposto dal capogruppo di Forza Italia Leonardo Padrin; e la doppia preferenza di genere caldeggiata dal Pd. Tutto come prima allora? In agenda, al momento, c'è soltanto la correzione «tecnica» alla legge elettorale richiesta dalla Giunta per evitare (tramite un premio) che alla vittoria di un candidato presidente corrisponda una maggioranza di diverso colore. Neppure la riforma più moderata - che prevede il calcolo dei due mandati a partire dalla legislatura attuale, così da consentire a tutti i consiglieri uscenti una seconda candidatura - è argomento di discussione, sebbene la maggioranza l'abbia sbandierata come unica via d'uscita per evitare un'impugnazione della "tagliola" (secondo i giuristi la sua retroattività sarebbe incostituzionale) garantendo un qualche passo avanti nella strada del rinnovamento. «Anche sulla legge elettorale Zaia ha bluffato», commenta Lucio Tiozzo, il capogruppo democratico «ad ottobre aveva dato il via libera all'introduzione del limite dei due mandati, oggi scopriamo che la proposta neppure verrà presa in esame. E anche sulla doppia preferenza di genere è calata la mannaia. Si tratta di un colpo di mano degno dei peggiori conservatori, sicuramente sostenuto da figure come quella dell'assessore Coppola, che dopo la sua ingloriosa uscita dal Consiglio, ora punta ad un ritorno che con la riforma le sarebbe stato impossibile. Altrettanto inaccettabile è il bavaglio alla preferenza di genere e ad una maggiore rappresentanza delle donne in Consiglio; conclusione: « Continueremo a dare battaglia su questo fronte che ci vede già oltremodo credibili, visto che a contendere a Zaia la presidenza del Veneto sarà proprio una donna, ovvero Alessandra Moretti». Ancora più duro Padrin, deciso peraltro a non cedere di un palmo nonostante il veto della "sua" maggioranza. «Ho appreso con sconcerto l'esclusione del mio progetto di legge dall'ordine del giorno della commissione, il presidente Toniolo mi ha informato che Zaia e Ruffato vogliono dare precedenza alla riforma tecnica della Giunta, in ogni caso io esigo che le mie proposte siano esaminate e votate in commissione e in aula, come da prassi e regolamento. Chi non vuole il limite dei due mandati, abbia il coraggio di votare contro. Non mi arrenderò ai codardi». Filippo Tosatto