«Perché ho scelto il genero di Sernagiotto: è il migliore»

di Daniele Ferrazza wVENEZIA Il più cordiale è il consigliere regionale Diego Bottacin, che parla di «scambio di gentilezze» tra l'ex presidente della Provincia di Venezia Francesca Zaccariotto e l'auroparlamentare di Montebelluna Remo Sernagiotto. Con lei che vince una selezione da direttore di casa di riposo a Montebelluna e un mese dopo nomina il genero di lui a difensore civico (2700 euro al mese per un triennio). «La restituzione di un favore» spiega Bottacin, che parla di scelta «inopportuna». Si infervora lei, cinquantaduenne bionda leghista e in predicato di andare a fare il candidato sindaco a Venezia per il centrodestra. «Ma quale scambio di favori. Volete sapere qual è la verità? É che io a 52 anni non posso più lavorare nella mia provincia per effetto di una legge del governo Monti. E quindi ho dovuto trovarmi un posto di lavoro. A Montebelluna ho partecipato a una selezione per un incarico a termine, della durata di sedici mesi. Mi dovrò fare 170 chilometri al giorno. E questo sarebbe un favore della politica?» Prima coincidenza: lei vince un concorso a Montebelluna; seconda coincidenza: nomina il genero di un europarlamentare di Montebelluna a tremila euro al mese; terza coincidenza: il genero è anche il vicesegretario provinciale di Forza Italia. In fondo, sono solo tre coincidenze. «La verità è che ho dovuto trovarmi un lavoro con le mie uniche forze, le mie due lauree e la mia storia: prima di fare politica ho lavorato per ventun anni come dirigente sociale negli enti locali». Perché nominare Michele Basso, sapendo che è espressione della politica e che è pure genero dell'europarlamentare di Montebelluna? «Conosco Michele Basso da prima che lo conoscesse la figlia di Remo Sernagiotto. Ha fatto il sindaco a Meolo mentre io lo facevo a San Donà» Perché il suo profilo era migliore degli altri? «C'erano tredici candidati, tutti con competenze giuridiche. Di questi, due avevano maturato anche un'esperienza amministrativa a 360 gradi: Basso e un ex consigliere di opposizione a San Donà. Ho scelto Basso perché la nomina è espressione del consiglio provinciale e della sua maggioranza. Tutto qui». Dica la verità: non vi siete parlati con Sernagiotto? «Con Sernagiotto ci parlo quasi tutti i giorni. Ma di questo no, perché avrei dovuto?» Perché fare questa nomina proprio l'ultimo giorno utile? «Ho fatto il presidente negli ultimi sei mesi a zero indennità, mi sono occupata di tutto fino all'ultimo giorno. Quel giorno abbiamo fatto otto nomine: cinque alla Pietà, una a Veneto Strade, una alla Querini Stampalia e infine il difensore civico». Poteva lasciare la scelta al nuovo commissario che si sta per insediare, no? «Per qualche ragione? Sono stata in carica fino al 31 dicembre, ho fatto il mio dovere di amministratore fino all'ultimo giorno». ©RIPRODUZIONE RISERVATA