Duelli e battaglie chiudono Lo Hobbit

Tutto comincia e tutto finisce nella Contea. Dopo sei film, 17 Oscar e incassi record, l'universo tolkeniano, ricreato al cinema da Peter Jackson, si congeda dal suo pubblico, non senza una punta di malinconia per una "doppia" saga - soprattutto la prima, nata dalle pagine de "Il Signore degli anelli" – che ha rivoluzionato il filone "fantasy" e appassionato milioni di spettatori. Il capitolo finale della trilogia de "Lo Hobbit" - La battaglia delle cinque armate - è quello che risente più degli altri del tempo che passa, schiacciato dai suoi stessi precedenti e, pertanto, più incline a rifugiarsi nell'epica di battaglia per colmare il vuoto di una storia che, di fatto, non c'è. A meno che, tra l'uccisione del drago Smaug e il continuo fronteggiarsi degli schieramenti opposti, non la si voglia trovare nel triangolo amoroso (peraltro spurio) tra la bella guerriera elfica Tauriel, l'arciere Legolas e il nano Kili o nella ossessione di Thorin Scudodiquercia per il tesoro della montagna. La grandiosità degli scontri di guerra ma, soprattutto, il duello sul ghiaccio tra il re dei nani e Azog il profanatore, sono impressionanti anche per i non adepti che, tuttavia, rimangono il target principale di un film che, vuoi per la scarsa empatia per i protagonisti, vuoi per una sensazione di "dejavù", è avaro di emozioni e quelle che suscita sono comunque legate al "vecchio" Signore degli anelli. (Marco Contino) Durata: 144'. Voto: **½