Caro presidente Renzi metta da parte l'orgoglio

Presidente Renzi, metta da parte l'orgoglio e le scelte unilaterali che hanno aggravato la situazione e stanno dividendo il Paese. Siamo rimasti l'unica nazione europea ancora in forte recessione e anche quest'anno il nostro Pil avrà segno negativo - e forse anche il prossimo - mentre altri stati, che stavano peggio di noi, la Spagna, l'Irlanda, il Portogallo, stanno uscendo dalla crisi e imboccando la via della crescita, grazie alla coesione interna e alla condivisione dei cittadini. Anche a noi serve un grande sforzo unitario, di tutto il Paese. Il Governo ha il dovere di costruire le condizioni per realizzarlo, grazie al coinvolgimento e alla partecipazione di tutte le forze economiche, sociali e politiche del Paese. Presidente Renzi, non continui ad operare divisioni tra i cittadini, a discriminare i più deboli, a penalizzare i pensionati, che continuano a pagare un prezzo altissimo. Ripristini la rivalutazione delle pensioni. Dia anche ai pensionati il bonus fiscale di 80 euro. Si procuri i soldi facendo finalmente pagare le tasse agli evasori. Non è vero che lo stato non ha i mezzi per far pagare le tasse a tutti. Forse non ha la volontà! Faccia qualcosa di concreto per fermare la disoccupazione. Dia una speranza di futuro ai giovani. Non si renda responsabile della loro precarietà. Il lavoro precario produce economia precaria. Un giovane precario non può progettare il proprio futuro, non può mettere su famiglia, non può accendere un mutuo per comprare casa e per arredarla. Non può partecipare in modo attivo alla crescita del Paese. Si confronti, una buona volta, anche con il Sindacato. Cosa c'entra, poi, la riforma del mercato del lavoro con l'eliminazione dell'articolo 18? Renzi ce lo spieghi. Cosa ci guadagna un giovane precario se si tolgono le tutele a suo padre? Dopo le modifiche introdotte dal governo Monti, l'articolo 18 oggi è solo un deterrente contro gli abusi del datore di lavoro. Non ha praticamente costi e dunque non c'è alcuna utilità alla sua soppressione. Come si può sostenere che l'articolo 18, dal momento che non si applica a tutti, è discriminatorio e dunque va tolto. E allora gli 80 euro? Che non sono dati a tutti. Il Sindacato non chiede di toglierli a chi li ha avuti, ma di darli anche agli altri, ai pensionati, ai precari, agli incapienti. Ha detto Renzi, l'articolo 18 limita la libertà degli imprenditori. Si, ma di quelli poco onesti. Voler cancellare l'articolo 18 può avere solo un significato: voler rompere a ogni costo la coesione sociale, voler costringere i lavoratori alla reazione, cosa che sta purtroppo già avvenendo. E' questo che cerca il Governo? Un alibi contro gli insuccessi sulle riforme? Per far credere, ancora una volta, all'opinione pubblica che la colpa è degli altri? Magari del sindacato? Rifletta, signor presidente del consiglio. Noi non siamo i suoi nemici, siamo il Sindacato confederale che rappresenta milioni di lavoratori e pensionati, che ama questa nazione e che in questi anni ha saputo portare a sintesi i diversi interessi e che ha saputo interpretare anche l'interesse generale del Paese, rimboccandosi le maniche ogni volta che è stato necessario. Renzi, invece, presenta il Sindacato come elemento di conservazione, che impedirebbe proprio il cambiamento necessario. E non solo Renzi: sono in molti a diffondere, in buona o cattiva fede, inesattezze e pregiudizi sul mondo sindacale. Il Sindacato dal dopo guerra ad oggi ha svolto un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell'Italia, per l'ampliamento dei diritti e dell'uguaglianza delle opportunità, per la legalità e la lotta contro le mafie e il terrorismo. Dobbiamo dirlo con forza che il sindacato non è contro, ma per il cambiamento. Ma dobbiamo anche dire che non tutto il nuovo è necessariamente positivo e non tutto il vecchio necessariamente negativo. Sergio Tonellato Segretario Organizzativo Uil Belluno Treviso