I TRENT'ANNI DELLA GRANDE RIVOLUZIONE

di STEFANO TAGLIONE Oggi fra le mani abbiamo l'iPhone 6, l'ultimo nato di casa Apple. Prossimamente sul mercato arriverà il suo principale concorrente: il Samsung Galaxy S6. Gli smartphone hanno raggiunto un livello di tecnologia solo qualche anno fa difficilissimo da immaginare: video in alta definizione, processori potenti quanto computer e memorie interne estremamente capienti (in molti casi espandibili grazie a piccolissime schede esterne). Internet è diventato parte integrante del vecchio cellulare. Siamo continuamente connessi. Le notifiche push – definendole in modo molto semplice, sono dei messaggini – in tempo reale avvertono l'utente su ciò che sta accadendo nel mondo. Sia in quello reale, sia in quello virtuale. Su Facebook, Twitter o Instagram ad esempio. Quando era solo un telefono. Ma dove eravamo trent'anni fa? Molto indietro, verrebbe da dire. Innanzitutto, di mondo, ce n'era uno solo. E scorrendo la timeline dell'innovazione, ad avanzare è l'incredulità. Era il 1983 quando Motorola presenta e mette in commercio il DynaTca 8000X. Un progetto realizzato dieci anni prima dall'ingegnere statunitense Martin Cooper, il padre della telefonia mobile. Quasi quattromila dollari il suo prezzo, oltre un chilo il suo peso. Per la prima volta era possibile fare una chiamata che non fosse dall'interno delle pareti casalinghe. All'inizio i tacs. Certo, esistevano già da tempo i cordless – i telefoni senza fili con i quali ci si poteva spingere sul terrazzo di casa o nella strada davanti a casa – ma grazie al cellulare veniva meno ogni limite di distanza, a condizione che vi fosse il segnale. La rete, mano a mano che i telefonini diventavano popolari, andava facendosi sempre più fitta. Colonizzando prima le città, poi i paesi. Con il sistema Tacs – in Italia è arrivato in prossimità dei Mondiali di calcio del 1990 e ha smesso di funzionare alla fine del 2005 – si poteva solo chiamare, non appariva il numero del chiamante e la copertura era limitata e poco coperta dai rischi di "spionaggio". Alcuni apparecchi infatti si potevano trasformare in scanner ed erano in grado di captare tutte le telefonate che erano agganciate alla stessa cella telefonica. Almeno all'inizio, poi, gli apparecchi erano pesantissimi, ingombranti e le pile erano di bassissima capacità. Di fatto erano molto peggio di quelle dell'iPhone di oggi e avevano un grosso limite: bisognava farle scaricare del tutto prima di ricaricarle per evitare quello che veniva definito l' "effetto memoria". In sostanza, la pila si ricordava del punto di ricarica come massima ricarica. Insomma, un mezzo disastro. Inoltre, era impossibile utilizzarli all'estero: il roaming era ancora nei sogni. La svolta con il Gsm. Una prima svolta c'è stata nel 1992, con lo standard Gsm, era per la prima volta possibile inviare i messaggi di testo (sms). Centosessanta caratteri, venti in più di quelli che oggi ha Twitter. E, almeno nei primi apparecchi, era impossibile scrivere di più: una successiva evoluzione "spezzava" virtualmente gli sms in più messaggi di 160 caratteri e poi li riuniva sull'apparecchio del ricevente. Whatsapp, Facebook e le tante altre web-app oggi li hanno pressoché mandati in pensione, nonostante i vari piani tariffari tentino di regalarli a più non posso. In pochi li sfruttano, proprio perché quella grande novità, oggi, risulta totalmente superata. L'sms scomparso. Sono lontani i tempi in cui gli operatori telefonici, durante le vacanze natalizie, offrivano 100-200 o 500 sms per scambiarsi gli auguri a prezzi quasi irrisori, considerando che negli anni Novanta o all'inizio del Duemila costavano in media 12-15 centesimi di euro ciascuno (e l'equivalente in lire, in primissimi costavano 200 lire: meno di 10 centesimi). Grazie ai social network e ai numerosi programmi di messaggistica istantanea, gli sms rappresentano soltanto una delle tante alternative per comunicare in forma scritta: non più l'unica. Li usano ancora i più tradizionalisti, molto meno i giovani. Chi non ha un piano tariffario che include Internet, non potendo sempre collegarsi a una rete senza fili, dovrà invece per forza utilizzarli. A meno, naturalmente, di fare soltanto le telefonate. Le controtendenze. L'evoluzione dei cellulari è stata contraddistinta da una gara orientata verso dimensioni sempre più ridotte. I prodotti più venduti erano i Nokia. Oggi non è più così: i modelli si ingrandiscono e la gara è fra Apple e Samsung. Perché? Perché è cambiata epoca. Ci sono gli smartphone: chiamare è solo una delle tante funzioni possibili. E forse nemmeno la più importante, visto che chi ha un cellulare in mano, quasi sempre lo usa per navigare sul web. Si possono scattare enormi fotografie senza doverle sviluppare. Si possono realizzare video in alta definizione, senza bisogno di portare in spalla una cinepresa. Si può ascoltare musica con un livello qualitativo di riproduzione che non ha niente da invidiare agli impianti più costosi. Il mondo negli ultimi trent'anni è cambiato radicalmente e forse noi quasi non ce ne siamo accorti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA