Ai veneti il primato del separatismo «Ora tocca a noi»

di Daniele Ferrazza wVENEZIA Lo aveva intuito lo scorso febbraio un sondaggio dell'istituto Ixé di Roberto Weber. Lo conferma l'Atlante Politico di Ilvo Diamanti realizzato dall'istituto Demos & Pi. Da febbraio ad ottobre, il sentimento separatista dei veneti non si è sopito. Tutt'altro: secondo le rilevazioni del docente vicentino i veneti sono addirittura il popolo più propenso al separatismo da Roma. Il 53% dei veneti è favorevole all'indipendenza della regione: molto di più, ad esempio, dei sardi (45%) che hanno dalla loro alcuni secoli di movimenti autonomisti; molto di più di siciliani e piemontesi. Insomma, il fattore separatismo potrebbe essere decisivo nell'elezione del prossimo governatore. Per questo Luca Zaia, all'indomani del referendum autogestito della Catalogna, ritorna sul tema dopo alcune settimane di freddezza: «La consultazione popolare sull'indipendenza del Veneto, anche alla luce di quanto accaduto in Catalogna, è un punto fermo da cui non si torna indietro». In Catalogna oltre due milioni di persone sono andate a votare (il 40% degli aventi diritto) ed espresso una volontà separatista dell'80 per cento. «Un risultato eccezionale – aggiunge – nonostante l'amarezza di non aver visto la celebrazione di quel referendum ufficiale più volte annunciato. Resta, comunque, un grande risultato politico, che dimostra una volta di più la volontà di un popolo, quello catalano, che confermando la sua storia di indipendentismo, ha dato ieri un forte segnale di libertà e di democrazia. Quanto sta accadendo in Catalogna, in aggiunta alla vicenda scozzese – prosegue il Governatore – indica decisamente la via che il Veneto deve seguire. C'è molto da lavorare, ma la strada è esattamente questa». «Purtroppo – conclude Zaia – noi dobbiamo fare i conti con un Governo che, secondo la più bieca logica centralista, ha impugnato le leggi approvate dal Consiglio regionale del Veneto lo scorso giugno, finalizzate a indire un referendum consultivo sull'autonomia e uno sull'indipendenza della nostra Regione. Un atteggiamento che definire scandaloso è poco perché l'obiettivo è di fatto quello di voler impedire alla gente, a un popolo, di esprimere liberamente e democraticamente la propria opinione. Non sono i veneti a essere sovversivi: sono Roma, il Governo e lo Stato che calpestano il più elementare diritto di espressione». Di parere opposto naturalmente il Partito Democratico, anche se nel principale partito di centrosinistra non mancano le sfumature: «A quanto pare il governatore Zaia, non riuscendo più a motivare nemmeno i suoi sull'indipendenza, si aggancia al successo del referendum in Catalogna per tentare di rinvigorire un tema che è diventato uno storico fallimento della politica leghista» afferma in una nota la candidata alle Primarie del 30 novembre Alessandra Moretti. «I veneti stanno però dimostrando di non credere più ai suoi proclami: basta dare un occhio all'andamento della raccolta di fondi per il referendum, che il Presidente ha pensato bene di proporre ai veneti : in un momento così grave di crisi Zaia chiede 14 milioni di euro per finanziare un referendum incostituzionale. I veneti, giustamente, gli rispondono con un flop: finora sono stati raccolti poco più di 70 mila euro. Di questo passo Zaia riuscirà a completare la raccolta nel 2030: Presidente ti tocca far presto!» conclude la Moretti, che auspica piuttosto un « serio percorso di autonomia per una Regione che merita molto di più delle chiacchiere». Di grande interesse è la ripartizione per categorie professionali del sentimento autonomista: sono più favorevoli gli operai e le partite iva, meno i pensionati e gli studenti.