«Viene il ministro Pinotti? E noi inviteremo Salvini»

di Francesco Dal Mas Altro che guerra del '15-'18. Lunedì 10 novembre, in occasione della riapertura del Museo della battaglia, se il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, sarà a Ceneda, davanti alla caserma Gotti sarà Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, a cercare di portarle via la scena. Toni Da Re, l'ex sindaco, l'ha invitato per chiudere simbolicamente quell'edificio all'arrivo dei 100 profughi che dovrebbe accogliere, con una prospettiva ancora più pesante: che diventi la sede del "Cie" del Veneto. E se così fosse, in piazza scenderebbe anche la sinistra radicale, in testa l'ex consigliere comunale Adriana Costantini. Da Re, intanto, formalizzerà a giorni la richiesta di un consiglio comunale straordinario. «Tonon e il Pd avevano minacciato querele, prima del voto, perché avevo ventilato l'ipotesi della Gotti come sede per gli immigrati. Adesso siano loro a scusarsi». E Tonon, che per il 10 novembre aspetta la titolare di quella caserma, appunto la Pinotti, per la cerimonia in Museo, esprime sconcerto, augurandosi, con l'assessore Barbara De Nardi, che il pericolo dei profughi sia scongiurato. L'amministrazione comunale precisa di non saperne niente e ribadisce che, nonostante sia chiusa, la Gotti risulta ancora utilizzata dall'esercito. Anzi, questa e le altre strutture militari sono state rifiutate ai passati e agli attuali amministratori comunali quando le hanno chieste. «Inaccettabile», pertanto, viene definita l'eventuale decisione del Ministero della difesa, qualora fosse confermata. «Considerato che dopo decenni di ottima convivenza in città il governo Monti ha già inopinatamente deciso di trasferire altrove le forze militari, recando un evidente danno economico alla città privandola di cinquecento famiglie (favorito peraltro dal fatto che l'amministrazione leghista di Vittorio Veneto non ha fatto nulla per trattenere i comandi militari in città), riteniamo», scrivono Tonon e De Nardi, «che una ulteriore decisione così penalizzante nei confronti di Vittorio Veneto, senza nemmeno coinvolgere l'amministrazione comunale come la correttezza istituzionale imporrebbe, sia assolutamente inaccettabile». Ma se Da Re attacca i successori, Tonon e De Nardi non gli risparmiamo pesanti critiche. «Se l'amministrazione Da Re avesse pensato alla possibile valorizzazione delle caserme cittadine, invece di disinteressarsene esplicitamente come affermato in una conferenza stampa a fine 2012 e dimostrato dalla mancata assunzione di qualsiasi iniziativa di trasformazione urbanistica, oggi la decisione paventata non sarebbe nemmeno ipotizzabile». La giunta di sinistra non si sottrae, comunque, dalla responsabilità dell'accoglienza dei profughi. «Ferme restando l'attualità dell'emergenza umanitaria e la doverosa accoglienza ai profughi e ai rifugiati, che peraltro la nostra città sta già garantendo in maniera anche quantitativamente superiore ad ogni altro Comune della nostra provincia». Sono più di 300 gli accolti presso il Ceis e la Caritas. La disponibilità di posti è, rispettivamente, di 9 e 10, ma quanti arrivano, per la metà se ne vanno in pochi giorni. Ai primi arrivati il sindaco stesso ha portato aiuti (personali). Il dovere dell'accoglienza viene ribadito anche da Costantini di Sel, che non eccepisce sull'ipotesi che la Gotti sia utilizzata temporaneamente a questo scopo. «Ma in città non possiamo dimenticare lo scampato pericolo di qualche anno fa, quando l'allora governo aveva ipotizzato la presenza di un Cie in Veneto e la sede più opportuna era individuata proprio a Vittorio Veneto. E' una prospettiva alla quale ci ribelliamo fin da oggi. Il sindaco verifichi e rassicuri». Da Re imputa a Tonon di non aver mai fatto chiarezza sull'argomento e lo invita, nell'eventualità di una conferma dell'arrivo dei profughi alla caserma Gotti, a stracciare l'invito al ministro Pinotti per il 10 novembre. «La festa per l'apertura di un Museo, di cui noi stessi abbiamo voluto il restauro, si trasformerebbe», conclude Da Re, «in qualcosa di nettamente contrario a una festa». Insomma, sindaco avvisato... La minaccia di fare arrivare Salvini il giorno stesso rischia di essere dirompente. ©RIPRODUZIONE RISERVATA