Manovra, c'è il via libera dell'Europa

di Gabriella Cerami wROMA Italia promossa. Almeno per adesso. Dopo le correzioni, la Commissione europea ha dato il primo via libera alla legge di stabilità. Le modifiche annunciate dal governo hanno convinto Bruxelles: «Non si rilevano – spiega il vicepresidente dell'esecutivo Ue, Jyrky Katainen - gravi violazioni che ci spingerebbero ad adottare un'opinione negativa in questa fase». La palla passa ora in mano alla nuova Commissione, che entro il prossimo 30 novembre dovrà adottare le raccomandazioni relative ai singoli Paesi. Al momento però l'Italia si gode il semaforo verde. E dopo il negoziato con l'Ue, il Consiglio dei ministri di ieri ha dato il via libera all'aggiornamento degli obiettivi di finanza pubblica. «Aggiornamento che si è reso necessario di fronte alle richieste dell'Ue, ma non si tratta di una resa, ciò dimostra che la flessibilità è possibile», spiega il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. Adesso il Documento di economia e finanza dovrà tornare all'esame delle Camere per una nuova approvazione. Ed è qui però che si apre una nuova partita, soprattutto con Forza Italia che chiede di licenziare il testo con un voto a maggioranza qualificata e non a maggioranza semplice. Promosse, oltre all'Italia, anche Francia, Austria, Slovenia e Malta, cioè tutti e cinque gli Stati che erano considerati a rischio di una «seria violazione». Dal canto suo l'Italia dovrà fare uno sforzo aggiuntivo. Si tratta «di un impegno notevole – dice Padoan – per un Paese che è già al terzo anno di recessione. E questa correzione sottrae risorse alla crescita». Nei fatti, Bruxelles ha imposto all'Italia di rivedere il testo con nuove misure per 4,5 miliardi di euro tali da portare, nel 2015, un miglioramento del deficit di oltre lo 0,3% (inizialmente era previsto allo 0,1%) e determinare un indebitamento netto nominale del 2,6% del Pil. In pratica, per i conti di Roma si tratta di mettere altri 4,5 miliardi per avvicinare il pareggio strutturale. Per trovare questi soldi, il governo prenderà 3,3 miliardi dal fondo che era nato per abbattere la pressione fiscale. Non sono dunque risorse sottratte agli interventi annunciati, ma queste saranno prelevate da quella riserva - di cui ha parlato Matteo Renzi - che sarebbe potuta servire in futuro, salvo appunto la necessità di attingervi per rispettare gli obiettivi di bilancio. Altri denari verranno dal minor cofinanziamento dei fondi Ue (500 milioni), dall'ampliamento dei meccanismi di lotta all'evasione dell'Iva (il reverse charge dovrebbe portare 730 milioni) e dall'accelerazione delle privatizzazioni. Pertanto, la struttura della legge di stabilità per il 2015, spiega Palazzo Chigi, «rimane immutata prevedendo, in continuità con i provvedimenti adottati nel 2014, interventi per rilanciare la crescita economica supportando la domanda aggregata e la competitività del Paese». Il Def, la cui approvazione è necessaria per iniziare l'esame della manovra, tornerà nell'Aula del Senato giovedì. Resta però il nodo delle modalità di voto. La decisione sarà presa oggi dai presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini. Secondo la maggioranza e il governo si dovrebbe procedere a maggioranza semplice perché lo scostamento dal pareggio di bilancio è già stato autorizzato dalla Camere. Le opposizioni invece annunciano battaglia. «L'esecutivo – attacca Renato Brunetta di Forza Italia – deve sottoporre a votazione qualificata un vero e proprio piano di rientro». Oggi, l'ostacolo da saltare per il governo non sarà solo il voto sul Def, ma anche il faccia a faccia con l'Anci, che chiede di sbloccare i fondi per i Comuni e soprattutto è sul piede di guerra «per i troppi tagli» previsti dalla legge di stabilità che ha avuto sì il via libera Ue ma non ancora quello dei sindaci. ©RIPRODUZIONE RISERVATA