I ladri sacrileghi: eravamo senza un soldo

ODERZO Hanno confessato. Hanno raccontato di aver commesso il furto in chiesa perché non avevano più un soldo perché i rispettivi genitori li avevano cacciati di casa, dopo l'ennesimo guaio con la giustizia. Ieri i due giovani marocchini arrestati per il furto sacrilego nella chiesa San Vincenzo de Paoli di Oderzo sono stati sottoposti agli interrogatori di garanzia dal giudice per le indagini preliminari Bruno Casciarri. Assistiti dall'avvocato Salvatore Cianciafara, del foro di Treviso, hanno raccontato tutto. Di essere stati cacciati di casa, di aver dormito qualche notte all'addiaccio e di aver pensato di entrare in chiesa per rubare quando ormai erano rimasti senza un soldo. I due sono riusciti a entrare in chiesa da una finestra, dopo aver rotto il vetro con un sasso. Una volta entrati sono stati attirati dal tabernacolo, lo hanno divelto con un crocifisso e poi hanno preso la pisside che conteneva le ostie e se la sono data a gambe. In chiesa, il 15 ottobre, hanno rubato oggetti sacri per un valore di duemila euro. Del contenuto della pisside a loro interessava poco o nulla, volevano rivendere la coppa sacra in argento placcato oro. Il giorno dopo invece hanno rubato tre felpe e un giubbotto (per un valore complessivo di 75 euro) nel negozio Aumai market di Conegliano. I due sono stati acciuffati dai carabinieri e spediti al carcere di Santa Bona. Ieri, durante l'interrogatorio, l'avvocato Cianciafara ha chiesto al gip di alleggerire la misura, modificandola dalla custodia cautelare in carcere agli arresti domiciliari. Bruno Casciarri ha accolto la richiesta. Fabiana Pesci