Ucraina, disgelo a Milano Mosca e Kiev più vicine

di Maria Rosa Tomasello wROMA Nei rapporti tra Mosca e Kiev arrivano a Milano i primi segnali di disgelo. Nonostante il presidente della commissione europea Josè Barroso si dica certo che «il dossier Ucraina non ha tolto i riflettori al vertice Asia-Europa, ma al contrario lo ha arricchito», i due giorni del meeting Asem si concludono con una maratona diplomatica dedicata alla soluzione del conflitto ucraino che mette in ombra il vertice est-ovest sul rilancio della crescita. L'obiettivo è ottenere l'attuazione della tregua siglata a Minsk il 5 settembre scorso per mettere fine a una crisi che rischia di cristallizzarsi in guerra fredda e che si accompagna all'allarme sulle forniture di gas, dopo che, nei giorni scorsi, il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato un avvertimento sui «grandi rischi» per il transito del combustibile russo verso l'Europa. Putin e il suo omologo ucraino Petro Poroshenko si vedono per tre volte in una giornata convulsa in cui la partita si gioca su più tavoli, e l'ultima - dopo il vertice presieduto da Matteo Renzi con i leader europei e il quadrilaterale in formato "Normandia" con Francia e Germania) - è un faccia a faccia di 40 minuti. L'accordo definitivo non c'è: né sul conflitto tra esercito ucraino e separatisti filorussi che ancora insaguina il sud-est del Paese (ieri tre soldati uccisi e 10 feriti e 11 dispersi), né sul gas. Ma c'è un avvicinamento che lascia sperare in una svolta. La prossima settimana, spiega il presidente francese François Hollande, è previsto un nuovo vertice con Parigi e Berlino per la tregua definitiva, mentre sulla questione della consegna del gas un summit con i rappresentanti della commissione europea che si terrà a Bruxelles martedì 21 ottobre. Ma la Russia chiarisce subito che non fornirà più gas a credito a Kiev: «A debito non verrà consegnato più nulla» dice Putin, auspicando che l'Europa «aiuti finanziariamente Kiev» per risolvere il problema di cassa che non permette di saldare il debito con Mosca. Tuttavia, «almeno per il periodo invernale», viene concordata una ripresa delle forniture. E, con un ulteriore gesto distensivo, Putin dichiara che l'ammontare totale del debito ucraino è di 4,5 miliardi di dollari e non di 5,3 miliardi come chiesto finora dal colosso energetico Gazprom. Dopo una giornata di discussioni, di aperture e di «divergenze e incomprensioni», specialmente tra Putin e la cancelliera tedesca Angela Merkel, vengono raggiunti tre accordi principali, spiega Poroshenko: dare attuazione al protocollo di Minsk, tenere elezioni nel Donetsk sulla base della legge ucraina, e definire i parametri del contratto sul gas. Mosca e Kiev convengono inoltre con Francia, Germania e Italia l'utilizzo di droni per monitorare il rispetto del cessate il fuoco. L'accordo dovrà ora essere approvato dal consiglio permanente dell'Osce, la cui missione di monitoraggio nel sud-est dell'Ucraina fa già uso di droni austriaci dall'inizio di ottobre. «Sono stati buoni colloqui» commenta Putin. «Il problema principale è incrementare gli accordi di Minsk» gli fa eco Poroshenko. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che giovedì ha incontrato entrambi, è cautamente ottimista: «Ritengo che ora si comprendano meglio» sottolinea. «Speriamo che la soluzione sia più vicina - dice Renzi - Se la crisi si risolvesse, aiuterebbe la Russia a tornare in vicende internazionali - Libia, Ebola, Isis, Siria - in cui serve la sua autorevolezza». ©RIPRODUZIONE RISERVATA