Intimidazioni e debiti: «Mi uccido»

di Renza Zanin wSUSEGANA Pressioni e intimidazioni che non lo avevano risparmiato nemmeno dall'altra parte dell'oceano, dove aveva cercato di ricominciare. Questioni economiche e richieste di denaro per qualche debito da saldare. Ci sarebbe tutto questo nella lettera che Bruno Campeol, 57 anni, ha scritto prima di decidere di togliersi la vita nel bagno del residence in cui viveva nella località di Verón, a Higüey, nella Repubblica Domenicana. Non si è trattato di un omicidio. L'imprenditore, che ha legato il suo nome alla Zara Marmitte di Susegana, alla Ape di Refrontolo e alla Stark srl di Pieve d'Alpago, fallita qualche anno fa, si è impiccato giovedì scorso alla doccia di casa sua. Prima di farlo a deciso di spiegare il suo gesto, lasciando un biglietto. Il quotidiano locale "Listin Diario" parla un biglietto in cui si racconta di «problemi economici». La notizia della sua morte è arrivata a Ponte della Priula, dove l'uomo viveva con la moglie Patrizia, venerdì mattina. A rispondere al telefono è stata proprio lei. Dall'altra parte del filo poche parole in lingua spagnola che facevano intuire la tragedia. La conferma è giunta dall'ambasciata d'Italia di Santo Domingo qualche ora più tardi: il corpo trovato privo di vita nel quartiere di Bello Amanecer, a Veròn, era quello di Bruno. Una vicenda avvolta nel mistero, tanto che inizialmente non era stata esclusa l'ipotesi che potesse essersi trattato dell'opera di un killer. Il cadavere è stato trasferito all'Instituto de Patología Forense di Santo Domingo e, ad oggi, il nulla osta per la cremazione non è ancora arrivato. Le autorità locali cercano di fare luce su cosa volesse raccontare l'imprenditore in quelle righe scritte quando ormai aveva deciso di farla finita con quel senso di oppressione che sentiva dentro e che aveva fatto trapelare solo in parte. Quello che emerge dalla sua pagina Facebook (per la quale ha usato un altro cognome) è il profilo di un uomo sereno e felice, diverso da quello che negli ultimi mesi aveva fatto preoccupare chi gli voleva bene. «Felice e innamorato......(di questo fantastico Paese) S.Domingo», aveva scritto l'uomo sul suo profilo il 6 luglio, poco più di una settimana prima di uccidersi. Qualche giorno prima, però, condividendo un link l'uomo aveva scritto: «Per amore si può morire?». La sua risposta era stata «Io credo di si….». Dopo essersi trasferito per quella che lui stesso, in una lettera al nostro giornale, aveva definito «una scelta di vita», Campeol aveva aperto nella località caraibica la Kiwi Tour, un'agenzia di viaggi nella località di Bavaro, Punta Cana. Forse quell'attività non aveva dato i risultati sperati o forse c'era dell'altro. «Vogliono farmela chiudere», avrebbe confidato l'uomo ad alcuni conoscenti.