Treviso capitale dello spaccio a Nordest

Rimangono in carcere i due albanesi Ilirjan Dedenika, 28 anni, aiuto cuoco, e il suo coetaneo Ervis Zhupaj, arrestati qualche giorno fa dagli agenti della squadra mobile dopo il sequestro record di 441 chili di marijuana custoditi in un appartamento di via don Milani a Treviso. Lo ha deciso il giudice delle indagini preliminari Gioacchino Termini, al termine dell'udienza di convalida degli arresti messi a segno dalla polizia. La posizione più delicata è quella di Dedenika (difeso dall'avvocato Luigi Fadalti), al quale era intestato il contratto d'affitto dell'appartamento dove era stata depositata la droga. Zhupaj (difeso dall'avvocato Alessandra Rech) si è difeso sostenendo di essere soltanto un amico di Dedenika e di essere venuto a trovarlo da Rimini, dove ha un'occupazione. Dunque, semplicemente, si sarebbe trovato al posto sbagliato e al momento sbagliato. Nel frattempo continuano le indagini della squadra mobile di Treviso. La priorità della polizia è quella di individuare i vari anelli della catena di spaccio, dopo aver individuato il vertice. L'appartamento di via don Milani è stato posto sotto sequestro e sono in corso rilievi dattiloscopici per vedere se era in uso anche ad altre persone oltre a Dedenika. Altri rilievi saranno effettuati sulla marijuana sequestrata per verificarne il principio attivo, la qualità e per vedere se faceva parte della stessa partita. Gli investigatori sono certi che la droga sia arrivata dall'Albania su un camion che trasportava legname oppure pietre. Al vaglio degli investigatori anche la posizione degli inquilini della palazzina dove era stata stoccata la droga. Risulta, infatti, anomalo che nessuno si sia accorto del fortissimpo odore di marjiuana all'interno del condominio. La convinzione degli investigatori è che Treviso sia diventato il centro nevralgico dello spaccio di marijuana nel Nord Est. La droga del valore di un milione di euro all'ingrosso, veniva piazzata tra il Veneto ed il Friuli nel giro di un paio di mesi. Dedenika, dunque, aveva individuato a Treviso la centrale operativa da dove poi smerciare il carico di droga. L'insospettabile aiuto cuoco albanese è stato trovato in possesso di sei cellulari intestati ad utenti pachistani. Con ognuno di essi comunicava al massimo con un paio di clienti. In uno c'era il referente di Chioggia e di Mestre, in un altro quelli di Udine e Pordenone, in un altro ancora quelli padovani. Insomma una tecnica accorta per evitare di finire nel mirino della polizia. Le indagini sono ora destinate ad allargarsi agli spacciatori che all'ingrosso gli ordinavano dai 30 ai 50 chili a volta e ai complici che gli fornivano supporto logistico, procurandogli auto intestate ad altre persone. ©RIPRODUZIONE RISERVATA