Passera battezza "Italia unica", cantiere di destra

Far concludere l'era dei partiti personali e delle tante forze di centrodestra frammentate: è l'obiettivo di Corrado Passera e del suo «cantiere», così come lo ha voluto definire l'ex ministro per lo Sviluppo economico che ieri ha presentato Italia Unica. Cantiere che entro l'autunno diventerà un partito. La priorità è quella di formare un nuovo grande partito di centrodestra, una delle due "gambe" che possano mantenere in vita il bipolarismo. «Italia Unica vuole inserirsi nel vuoto denunciato dalle elezioni per opporsi al Pd di Renzi» spiega. Dobbiamo chiederci se hanno ragione quanti ci hanno giudicati male. Molto male, come Goethe. Non proprio male, come Tolstòj: «L'italiano è sicuro di sé quand'è agitato, poiché allora dimentica facilmente se stesso e gli altri». Possiamo ritrovarci in questo limpido frammento di Jean Guitton? «Mio padre - dichiarava - … aveva grandi difetti visibili a occhio nudo, come quelli tipici degli italiani, che sono molto opportunisti: il carattere italiano si adatta infatti a tutto. Mio padre non era affatto italiano, ma si adeguava egualmente a tutto. Io gli dicevo: "Papà, mi avete detto una cosa e adesso mi dite il contrario", ed egli mi rispondeva: "Vuol dire che il mondo è cambiato. Ti ho detto proprio così? Allora ritratto". Io gli ribattevo: "Ma, papà, voi non credete nella verità!". "Mica tanto", mi rispondeva». C'è un insegnamento chiarissimo in questo dialogo: quel che conta è l'uomo. Hanno un peso decisivo le sue convinzioni, lo stile di vita, il rigore morale o il suo contrario. Come ricordava - è un mio chiodo fisso - Piero Calamandrei alla Costituente, quando riferiva delle tante, umili persone, che rispettano la legge per una forte convinzione morale, non per quel che la legge prevede. Meno che mai, per le sanzioni che infligge, a loro stessi sconosciute. È l'imperativo categorico che si forma nella coscienza, è alimentato dall'educazione, è fortificato da un alto senso della vita: propria, ma soprattutto altrui. Servono molte leggi, allora, per rimediare ai continui malefici? Qualcuno vi si appella continuamente. Altri per fortuna - tra essi, il presidente del Consiglio Matteo Renzi - pensa il contrario. Si dice: non manca nulla, fanno difetto le persone oneste. Tuttavia, è il caso di aggiungere qualcosa. Le leggi, non solo non mancano: ve ne sono in eccesso. Inutile abbandonarsi a riflessioni complesse, ad argomentazioni la cui profondità è sinonimo di oscurità. Anche a questo proposito, viene in aiuto il pensiero dei grandi del passato. Tacito era convinto che corruptissima re publica plurimae leges: che una Repubblica corrotta sia destinata ad approvare leggi a getto continuo. Sempre qualcosa da aggiustare, da ricalibrare, da meglio qualificare… per accontentare. Sono l'assenza di stabilità delle norme, la confusione e contraddittorietà dei testi che favoriscono la corruzione. Ma, prima ancora, è la Repubblica dei corrotti che fa leggi poco chiare, non stabili, fuorvianti. Anche la migliore delle leggi, messa nelle mani di infami, si riduce a miserabile enunciato. C'è un ulteriore dato sul quale riflettere. Il degrado delle istituzioni, che sono una proiezione della vita di ciascuno, è causato, in larga misura, dalla mancanza di cultura. Chi ha una competenza, un lavoro, una professione, una costante occasione di verifica di quel che sa e di quel che fa, risponde. Risponde alla propria coscienza, in primo luogo. Al prossimo, perché vive sapendo di essere, al tempo stesso, fattore di condizionamento della libertà altrui e soggetto la cui libertà è condizionata, a sua volta, dai concittadini. Il risanamento dell'Italia è questione che va affrontata partendo dai banchi di scuola. Qui si forma l'etica pubblica, attraverso una convivenza quotidiana che si fa, da semplice, via via più complessa. Ci si deve misurare, oltre che con i numeri, con i problemi che il pensiero umano ha affrontato e deve affrontare. È indispensabile sapere osservare la realtà ed interpretarla, per evitare di cadere nel dramma del tutti contro tutti. Si scoprirebbe, così, anche l'ironia di chi è geniale e annota, ad esempio: «Ci sono delitti che diventano innocenti per il loro clamore, il loro numero e il loro eccesso. Così i furti pubblici sono destrezze, e impossessarsi iniquamente di intere provincie si chiama conquistare». Parola di de La Rochefoucauld! Mario Bertolissi @mariobertolissi