Asse Ncd-Pd: al voto sullo statuto speciale per arginare la Lega

Ad un anno dal suo insediamento, la commissione speciale d'inchiesta del Consiglio regionale del Veneto sui lavori pubblici e le grandi opere è costretta alla paralisi, per la mancata surroga di un suo componente, passato ad altro gruppo. Il presidente della commissione Stefano Fracasso del Pd (nella foto) torna a sollecitare formalmente il presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato perché provveda a sostituire Giovanni Furlanetto, consigliere della Lega passato ora al gruppo misto, e a dare un successore a Cristiano Corazzari (appena dimessosi perchè eletto sindaco di Stienta) al fine di ripristinare la rappresentatività delle forze politiche in seno ai nove componenti della commissione d'inchiesta. «Siamo bloccati da mesi in attesa della nomina», spiega Fracasso «nel corso del 2013 la commissione ha completato la propria ricognizione sui progetti di finanza in sanità e ora ha in programma la verifica degli appalti per i lavori pubblici e le grandi opere. Ma finché il presidente Ruffato non provvederà ad indicare il nome dei nuovi componenti, mi trovo nell'impossibilità di convocare la commissione». di Filippo Tosatto wVENEZIA Sarà una seduta nel segno dei referendum quella in programma martedì all'assemblea regionale, con i consiglieri chiamati a votare i due progetti di consultazione popolare su indipendenza e autonomia-statuto speciale del Veneto, nonché ad esprimere un giudizio di preliminare di «meritevolezza» sull'(ennesimo) test referendario per la separazione tra Venezia e Mestre. Così hanno deciso i capigruppo, dopo un confronto a tratti vivace. «Intendiamo mantenere fede agli impegni presi», è il commento del presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato «i progetti di legge hanno superato l'iter istruttorio e sono stati licenziati per l'aula. Non ci sottrarremo alle nostre responsabilità di legislatori e daremo una risposta ai veneti che da tempo, attraverso mobilitazioni e sondaggi spontanei, sollecitano politici e istituzioni ad affrontare il problema del crescente divario con le contigue regioni a statuto speciale e a tradurre in forme concrete il principio statutario dell'autogoverno». Ma cosa accadrà in aula? Il primo firmatario della proposta indipendentista, Stefano Valdegamberi di Futuro Popolare, confida in un via libera e all'obiezione di Piergiorgio Cortelazzo (Forza Italia Veneto) convinto che l'iniziativa sia illegale e incostituzionale, ribatte così: «Il reato sarebbe negare ai cittadini veneti di dire la loro sullo Stato in cui vogliono vivere. Un referendum consultivo garantisce l'espressione della libera volontà popolare e merita rispetto. A violare la Costituzione, semmai, è il sistema di voto che elegge il Parlamento romano, composto dai nominati delle lobby e degli apparati di partito». Al suo fianco la Lega, che per voce dello speaker Federico Caner esclude un compromesso tra i due progetti: «Abbiamo concordato un voto separato per ciascuna proposta, si tratta di questi differenti e vogliamo evitare pasticci. Previsioni? Non saprei, spero in un confronto serio e pacato, nell'interesse della nostra gente». «L'indipendenza dall'Italia è un traguardo assurdo e impraticabile, Zaia e la Lega stanno trascinando il Veneto su un binario morto, ci isolano dal Parlamento e dal resto del Paese, ingannando chi, anche in buona fede, si batte per questo obiettivo», le parole di Lucio Tiozzo, il capogruppo del Pd. Che apre invece sul fronte dell'autonomia «possibile» ventilata dal referendum "rivale" presentato da Costantino Toniolo e Carlo Alberto Tesserin a nome del Nuovo centrodestra: «Un'autonomia differenziata e più ampia, che premi l'amministrazione virtuosa delle regioni, è contemplata dalla Costituzione e noi siamo pronti a lavorare per conquistarla. Anche l'adozione dello statuto speciale rientra nella cornice legalitaria della Repubblica», annota il democratico «il Pd illustrerà alcuni emendamenti integrativi al testo Toniolo-Tesserin e non escludo affatto il nostro voto favorevole». E Forza Italia come si muoverà? Al momento prevale l'imbarazzo. L'ala «tricolore» di tradizione An non ci sta ad appoggiare il disegno secessionista, i berlusconiani di lungo corso sono tentati di fare un dispetto ai «cugini» alfaniani, pur ribadendo la linea del partito contraria allo strappo da Roma. Non si sbilancia, Leonardo Padrin: «Ascolteremo con attenzione le ragioni degli uni e degli altri, il diritto del popolo veneto ad esprimersi è sacrosanto, purché non diventi un trampolino per venetisti istituzionali dell'ultima ora».