Obbligo del Pos da luglio: «Un pizzo elettronico»

VENEZIA Un pizzo elettronico. Giuseppe Sbalchiero è durissimo contro il provvedimento del governo che obbliga, a partire dal prossimo 30 giugno, artigiani, commercianti e liberi professionisti a dotarsi di un Pos per i pagamenti elettronici. «Un autentico regalo alle banche», secondo Sbalchiero, che ha calcolato in 400 euro in media l'anno il costo che ogni bottega dovrà sostenere solo per la gestione dello strumento. Per il presidente regionale di Confartigianato il governo dovrebbe agire di buon senso ed escludere dall'obbligo almeno le imprese fino a 200 mila euro di ricavi. A partire da luglio, le partite Iva non potranno accettare pagamenti in contanti superiori dai trenta euro senza bancomat o carte di credito. Per un artigiano che non può usufruire di particolari convenzioni con gli istituti di credito, dotarsi di POS implicherebbe infatti un canone medio mensile oscillante tra i 10 euro (se con rete fissa) ai 25 euro (con rete mobile). Spesso, è prevista poi una soglia minima di transazioni mensili sotto la quale scatta il pagamento di un fisso aggiuntivo. Altrimenti, le commissioni bancarie vanno in media dallo 0,5 allo 0,8 (anche 1%) del transato, a cui si possono aggiungere altre commissioni generiche, ad operazione. Un idraulico, quindi, solo per avere a disposizione il POS con connessione mobile, potrebbe spendere oltre 390 € l'anno, se non lo utilizza, altrimenti i costi potrebbero salire in base all'utilizzo. «Solo nel Veneto l'obbligo – denuncia Sbalchiero - un numero tra 90/100.000 gli artigiani commercianti e liberi professionisti coinvolti. Il che si traduce in un trasferimento diretto tra impresa e banche nell'ordine dei 40 milioni di euro all'anno»