Mostro Zoncolan dove Pantani provò la risurrezione

Avete presente il casino di ieri? Moltiplicatelo per cento e avrete un'idea di cosa sarà oggi la salita dello Zoncolan. C'è gente che per prendersi il posto migliore è già su da tre giorni, con camion, camper, tende, barbecue, riserve immani di vino e sgnape, cognati, figli, a volte mogli e amanti. La frazione è di 168 chilometri e si divide in due parti: la prima metà è in pianura e la seconda è in salita e discesa. Molto dipenderà dalla velocità che sapranno imprimere le squadre alla prima parte di gara, anche se ben difficilmente si arriverà all'assalto dell'ultima salita con un folto gruppo di ciclisti. Si parte verso mezzogiorno da Maniago, città dei coltelli e emigrazione. Si transita per Spilimbergo, quindi per i luoghi del terribile terremoto del 1976: Osoppo, Gemona, Tolmezzo. Quindi si prosegue per Ampezzo (gpm del Pura, Sauris, gpm di Sella Razzo, quindi si entra - scendendo di molto - in territorio udinese. Prato Carnico, Ovaro e poi.... naso all'insù e fiato corto. Una salita spaccatendini, un lago di acido lattico sul quale navigare ben oltre la soglia del dolore. Qualcuno dice che è corta? Come no, è corta come una intramuscolo di penicillina, voltaren e buscopan insieme. Otto chilometri e mezzo di arrampicata dura (dopo due passi, ricordate?), con tratti al 20-22 per cento che qualche corridore, tornando a casa, ha descritto come "al limite del ribaltamento". Lo chiamano confidenzialmente Il Mostro, e non è il caso di discutere. Ad assaggiare per primo questa salita fu, vedete un po', il Giro d'Italia femminile del 1997 (Fabiana Luperini), poi toccò, nel 2003, al Giro dei professionisti, salendo dalla parte di Sutrio. A vincere fu Gilberto Simoni, che forse esagerò rintuzzando un affondo di Marco Pantani. Un Pantani che cercava di risorgere e al quale nessuno più perdonava nulla. Il versante di Ovaro, quello da cui si sale anche oggi, fu invece scoperto dal ciclismo nel 2007. E vinse ancora una volta Simoni, battendo il compagno di squadra Piepoli, in seguito coinvolto in un caso di doping insieme a Riccardo Riccò e scomparso dal mondo del ciclismo. Nel 2010, sempre salendo da Ovaro, la vittoria è andata a Ivan Basso, che in quella tappa ha letteralmente intascato il suo secondo Giro d'Italia. Secondo e terzo, lassù, furono Cadel Evans e Michele Scarponi. L'anno dopo, ancora una volta salendo da Ovaro, una volta tanto, la vittoria non andò a un uomo da maglia rosa: fu Ivan Anton della Movistar, davanti a Nibali e a Scarponi, a dominare quella frazione. (a.f.)