Senza Titolo

di Giorgio Cecchetti wVENEZIA L'imprenditore che raccoglieva le mazzette anche dalle altre società per consegnarle poi, stando alle accuse che il Tribunale dei ministri del Veneto dovrà provare, all'ex ministro Altero Matteoli è il romano Erasmo Cinque, amministratore unico dal 1970 della «Socostramo srl» (Società costruzioni strade moderne) ed ex presidente dell'Associazione costruttori edili del Lazio: anche lui è indagato per corruzione e il suo difensore, l'avvocato romano Pietro Pomanti, ha già chiesto di poter fare copia dei due faldoni di atti che già i difensori dell'ex ministro, gli avvocati romani Giuseppe Consolo e Francesco Compagna e il veneziano Gabriele Civello, hanno già fotocopiato ed esaminato. A raccontare che sarebbe stato Matteoli a insistere per far inserire da parte del Consorzio Venezia Nuova l'impresa romana tra quelle da chiamare per le bonifiche dei terreni inquinati di Porto Marghera e che le tangenti raccolte dal costruttore della capitale erano per l'esponente di Alleanza nazionale al governo sono stati l'ex presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati e l'ex presidente della «Mantovani» Piergiorgio Baita. Entrambi conoscono bene la vicenda delle bonifiche del polo industriale lagunare perché avevano fatto in modo che il Magistrato alle acque di Venezia concedesse quegli appalti al Consorzio senza alcun bando di gara, come se si fosse trattato di interventi per la salvaguardia della laguna, di cui l'associazione d'imprese guidata da Mazzacurati era concessionario unico per legge. Oltre ai racconti dei due manager veneti, c'è una circostanza difficilmente smentibile che mette Matteoli accanto a Cinque: per anni i due hanno militato nello stesso partito, Alleanza nazionale. Non solo: sono stati nelle stesso periodo nell'organo dirigente del partito, allora guidato da Gianfranco Fini, l'Assemblea nazionale. Matteoli, oltre ad essere parlamentare, era inserito quale coordinatore regionale del partito in Toscana, mentre Cinque come esponente dell'Ufficio studi e coordinamento. Si conoscevano e si frequentavano. E a interessarsi di loro già alcuni anni fa erano stati alcuni parlamentari dei Verdi, che avevano chiesto al ministro dei Trasporti per quale motivo il direttore delle Ferrovie dello Stato avesse concesso una consulenza da 400 milioni a Cinque per la liquidazione dell'«Immobiliare Lazio», una società legata all'azienda statale dei trasporti. Gli avvocati di Matteoli, che al governo è stato sia al dicastero dell'Ambiente sia a quello delle Infrastrutture e Trasporti (sempre con presidente del Consiglio Silvio Berlusconi), hanno già preannunciato che prima di presentare l'ex ministro per l'interrogatorio invieranno la prossima settimana al Tribunale di Venezia, ai giudici Monica Sarti (presidente), Priscilla Valgimigli e Alessandro Girardi, una memoria difensiva in cui contestano la ricostruzione dei fatti prospettata dai pubblici ministeri Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini. Il Tribunale dei ministri dovrà valutare se la notizia di reato che riguarda Matteoli e Cinque sia fondata o meno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA