Tra pannolini con il tweet e ricerca zero

CISON DI VALMARINO I tassisti rischiano di essere spazzati via da Uber, i produttori di macchine dalle stampanti tridimensionali, gli imprenditori (piccoli e medi) di casa nostra dalla innovazioni e dalla tecnologia che avanza. Mentre loro stanno a guardare, e qualcuno si arricchisce con il pannolino che twitta. Dovrebbero investire in ricerca e sviluppo da…ieri, e sono già in ritardo: la crisi dell'industria del Triveneto è anche questa incapacità di innovare. La tesi è di Valerio De Molli, ad di European House-Ambrosetti. Uno che l'innovazione la conosce bene: ieri a Castelbrando ha aperto i lavori del Technology Forum 2014 promosso dalla sua società (oggi la sessione conclusiva). E ha notato che tra il pubblico, tra ex ministri (Francesco Profumo e Maria Chiara Carrozza) ed esperti internazionali, solo il 27% dei presenti era del Triveneto. Come se pensare all'innovazione, da queste parti, fosse tempo perso: «Non basta l'intuizione, la prima cosa per ripartire dev'essere l'umiltà di riconoscere quello che non sappiamo. E nel Triveneto, di questa umiltà, sembra essercene poca». Gli assenti hanno perso una buona occasione per scoprire cosa succede al di fuori dei capannoni di casa nostra. A Cison è arrivato per esempio il pannolino Tweetpee: twitta quando il bambino fa i suoi bisogni. In compagnia di un chip Gps per smartphone che costa meno di 2 dollari, robot compagni di giochi costruiti dagli stessi bambini, droni che guidano le auto al posto nostro. Colpi di genio? Solo in apparenza: «L'intuizione da sola non serve» ha spiegato De Molli «dietro c'è un lavoro di ricerca continuo, che dura anni». E che qui non è mai iniziato: «Gli imprenditori del Nord Est hanno bisogno di uscire dalla tradizione del "fare quello che facevo ieri". Va cambiata la forma mentale, o sei esposto al cambiamento, o sei morto. Tutti i settori sono rivoluzionati: qui cosa stanno facendo?Anche oggi dal territorio "di casa" mi aspettavo una risposta migliore». Per gli assenti, ci sarebbe la diretta Twitter. Ma anche sui social network, la patria dei capannoni parte in ritardo. (adp)