CICLISMO »LO SPORT IN LUTTO

Il ciclismo è in lutto. Venerdì sera, nella sua abitazione di Sarmede, a quasi 82 anni, si è spento Vito Favero. Asso del ciclismo a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta, Vito ha combattuto per 9 mesi contro un tumore al pancreas che non gli ha dato scampo. Al momento della diagnosi, confermando il carattere pugnace ma anche il forte attaccamento al suo territorio, Favero ha chiesto ai suoi famigliari di non ricoverarlo in ospedale nemmeno se la malattia si fosse acutizzata. Negli ultimi tempi il male incurabile si è accanito e Vito si è lasciato accudire dai suoi famigliari, l'amata moglie Giuseppina e i figli Tiziana e Paolo. Vito Favero è stato il più forte ciclista trevigiano del dopoguerra. Già da dilettante aveva dimostrato doti di passista scalatore, vestendo le maglie dell'Alfonso Piccin di San Giacomo di Veglia e dell'Uc Vittorio Veneto con cui nel 1954, in formazione con Gennaro Padovan e Antonio Uliana, si aggiudicò la Coppa Italia. Professionista dal 1956 al 1962, in sella si tolse delle grandi soddisfazioni. Il suo anno di gloria è stato il 1958 quando è andato vicino a vincere il Tour de France prima e il mondiale poi. Selezionato per la Grande Boucle dal commissario tecnico della nazionale italiana Alfredo Binda, che gli assegnò il compito di gregario del capitano Gastone Nencini, Favero conquistò inaspettatamente la maglia gialla e contese fino alla fine il primo posto nella classifica generale al lussemburghese Charly Gaul. In quella edizione del Tour vestì il simbolo del primato per sei tappe. Venne convocato anche per i mondiali su strada di Reims, vinti da Ercole Baldini, gli ultimi disputati dal "Campionissimo" Fausto Coppi che lo scelse come compagno di stanza in virtù del suo carattere taciturno e disciplinato. Favero ripagò la fiducia piazzandosi al quarto posto. Nella sua carriera vinse anche due tappe al Giro (la Pescara-Napoli del 25 maggio 1957 e la Genova–Torino del 3 giugno 1959), una al Tour de France (la Metz -Namur del 26 giugno 1959), una al Giro di Sardegna (la Cagliari – Nuoro del 26 febbraio 1959) e due alla Parigi – Nizza – Roma nel 1959. Ha indossato le maglie di Bottecchia (1956 e 1957), Atala – Pirelli (1958 – 1961) e Torpado (1962). Appesa la bicicletta al chiodo, Favero aprì l'albergo Damodoro a Pordenone, avviandolo per qualche anno prima di passarne definitivamente la gestione ai figli, attuali titolari. Preferì ritornare a occuparsi della vigna, nella natia Sarmede, continuando a coltivare la passione per il ciclismo da cicloamatore prima e da ospite d'onore poi, invitato perennemente a cene, feste, corse e cerimonie nelle quali teneva banco con gustosi aneddoti. Da anni faceva parte del direttivo dell'Associazione glorie del ciclismo triveneto, che fu presieduta dal suo ex compagno di squadra all'Atala, Aurelio Cestari. «Vito era un amico dal cuore d'oro – afferma Cestari -. Un esempio valga per tutti. Al Tour de France del 1959 la nazionale italiana era impegnata nell'inseguimento di un fuggitivo rimasto davanti per un centinaio di chilometri. A poco dall'arrivo Vito rallentò l'andatura. "Non è giusto andarlo a riprendere con tutta la fatica che ha fatto"», fu la sua opinione. Ebbene, dovette intervenire Binda a sgridarlo perché si convincesse ad annullare la fuga». In occasione del suo ottantesimo compleanno il giornalista Rai Domenico Iannacone con Igor Francescato gli ha dedicato il documentario intitolato "Vito Favero, il gregario in maglia gialla". Il filmato verrà presto proiettato nuovamente al teatro sociale di Sarmede come omaggio postumo. A Favero sarà dedicato l'arrivo di tappa del Giro d'Italia a Vittorio Veneto. I funerali saranno celebrati martedì, alle 15.30, nella chiesa di Sarmede dove lunedì sera, alle 20, verrà recitato il rosario in suffragio. Giacinto Bevilacqua GUARDA IL VIDEO DELLA FESTA DEGLI 80 ANNI WWW.TRIBUNATREVISO.IT