Delitto sul Brenta, raffica di interrogatori

FONTANIVA. Un'oasi di pace, fatta di piste ciclabili che costeggiano il fiume Brenta, ma anche di tanti sentieri riparati dalla fitta vegetazione. È proprio su uno di questi, che Alfredo Giacon avrebbe percorso i suoi ultimi passi. Verso le 14 di martedì, l'unità cinofila dei vigili del fuoco ha rinvenuto il corpo dell'ex barista di Cittadella affiorare dalle acque. Il giorno dopo il ritrovamento del cadavere di Giacon, quel lembo di terra che unisce i comuni di Fontaniva e Carmignano diventa meta di amici, conoscenti e curiosi che vogliono vedere il luogo dove si è consumato un delitto tanto atroce. L'area, che fino a qualche ora prima era rimasta transennata con il nastro bianco e rosso, è tornata ad essere accessibile a tutti i visitatori. A pochi passi dal giardinetto, ci si imbatte in grossi massi accatastati l'uno sopra l'altro, in ordine sparso. Osservandoli da vicino, si nota che uno - in basso, a sinistra - è macchiato da alcune macchie di sangue, quattro per l'esattezza. La strada al fiume, da quel punto, è lunga solo 20 metri. FONTANIVA Era un abituale frequentatore di quell'angolo di argine Alfredo Giacon, il pensionato di 72 anni ucciso nella notte fra domenica e lunedì con quattro colpi alla testa e ritrovato, martedì pomeriggio, proprio a Ceo Pajaro, il soprannome della zona, punto di ritrovo di omosessuali anche per incontri mercenari. Chi, come lui, frequenta quel lembo di campagna potrebbe aiutare i carabinieri a risolvere il giallo. Ecco perché ieri nella caserma di Cittadella sono stati ascoltati una decina di uomini, habitué del luogo. Già martedì, invece, erano stati sentiti i familiari della vittima. Era risaputo, pure nello stretto entourage di Giacon, l'ambiente che il 72enne amava frequentare: non a caso la sua auto risulta multata venerdì scorso mentre sostava nel parco del Brenta in violazione di un'ordinanza comunale. Non solo. Due mesi fa è stato archiviato un procedimento penale a suo carico per atti osceni in luogo pubblico: nel luglio 2013 la polizia municipale lo aveva sorpreso mentre girava nudo con un partner. A scagionarlo, un reportage fotografico dal quale emergeva che i sentieri da lui percorsi erano protetti dalla vegetazione e non poteva essere visto. Nell'estate 2007 aveva patteggiato per la detenzione di 50 grammi di cocaina: era stato fermato dai carabinieri mentre viaggiava in auto. Dopo un arresto di 24 ore, il rilascio: aveva raccontato di aver trasportato la droga per fare un favore a un conoscente. L'inchiesta. Pochi, almeno per ora, gli elementi utili per identificare la mano assassina. Il pm padovano Giorgio Falcone ha incaricato il medico legale Giovanni Cecchetto: ieri il corpo dell'uomo è stato sottoposto a Tac, all'esame esterno e ad alcuni prelievi per rilevare eventuali tracce di Dna, oggi la perizia vera e propria. Di sicuro Giacon è stato colpito in testa con un corpo contundente, forse una pietra (alcune sono state sequestrate), forse con una mazzetta o un martello. Diverse le ipotesi: il pensionato potrebbe essere andato in zona con l'omicida o avergli dato appuntamento in quel luogo appartato. Il che significa che nei tabulati telefonici di Giacon – all'esame dei carabinieri – potrebbe risultare un collegamento con l'assassino. Oppure il 72enne potrebbe essere andato nella zona boschiva da solo, sperando in un incontro occasionale. Poi, forse, è esplosa una lite, magari sul prezzo o sul tipo della prestazione sessuale, facendo scattare la reazione del potenziale compagno. Un omicidio d'impeto? Di certo, non un omicidio premeditato. Ma come mai Giacon è stato ritrovato a una quarantina di metri, in un tratto poco profondo del Brenta? L'ipotesi è che si sia ripreso e abbia camminato a fatica fino al luogo dov'è stato trovato ormai cadavere. Nel tragitto non ci sarebbero segni di trascinamento del corpo, ma solo qualche traccia di sangue. Scartata l'ipotesi della rapina visto che aveva ancora addosso preziosi per circa duemila euro. Carlo Bellotto Cristina Genesin