Padova insorge: «Così si depaupera lo Iov»

PADOVA Fa discutere la scelta della Regione di riconvertire l'ospedale di Castelfranco alla cura dei tumori e trasformarlo così nel Centro oncologico del Veneto sul modello di Aviano, limitando di conseguenza la sfera dello Iov di Padova all'attività di ricerca e alle specialità chirurgiche (melanomi, sarcomi, mammella) svolte attualmente. Nella città del Santo è la politica ad insorgere, ventilando il rischio di un depauperamento dell'Istituto regionale. «Una scelta folle, che impoverisce la qualità dell'offerta di cure e cannibalizza la sanità padovana, chiediamo al governatore Zaia di fermarsi e ragionare», le parole di Antonino Pipitone, medico diabetogo e capogruppo dell'Idv al Consiglio regionale «quella di portare componenti essenziali dello Iov lontano dall'Università di Padova è una scelta che non ha alcuna giustificazione. Né politica, né di buon senso, né di efficienza sanitaria». Nell'occasione Pipitone ha improvvisato un comizio davanti all'ingresso dell'Iov, denunciando il pericolo di «erosione di un'eccellenza nazionale» e attribuendo la scelta pro-Castelfranco a ragioni opportunistiche: «Un vecchio progetto, che sembrava arenato, ora rispunta perché Zaia, Coletto e Mantoan (l'assessore e il direttore generale della sanità ndr) pensano così di risolvere i buchi dell'ospedale di Castelfranco, attuando una manovra incomprensibile dal punto di vista sanitario e della ricerca. Ricordiamo che le strutture operative dell'Istituto oncologico hanno un senso qui perché c'è l'Università. Spostarle in periferia significa cedere a piccoli interessi localistici, che sanno tanto di vecchia politica e che faranno danni enormi alla nostra comunità. Zaia si fermi e lasci lo Iov per intero a Padova. Gli spazi e le possibilità di crescita ci sono. Basta volerlo». Molto critico anche Claudio Sinigaglia, consigliere del Pd a palazzo Ferro-Fini ed esperto del gruppo in materia sanitaria: «Sono esterrefatto, continua il saccheggio delle risorse di Padova, l'unica spiegazione è che la campagna elettorale faccia smarrire il senso della realtà. Lo Iov ha bisogno di un hub ospedaliero, dell'università, dell'integrazione tra ricerca, didattica, clinica. L'ipotesi di dislocare altrove il braccio operativo, svuotando l'ospedale Busonera, è priva di ogni logica. Semmai chiedo: perché l'Iov è retto da un commissario? Perché è ancora privo del direttore generale e di quello scientifico? Quanto ci costa questa situazione sul piano dell'efficacia terapeutica?». Il democratico non boccia in toto l'opzione Castelfranco ma ne ridimensiona fortemente la portata: «Può diventare l'epicentro delle cure farmacologiche e della riabilitazione nel Veneto orientale, speculare all'ospedale di Negrar per il polo occidentale, ma un progetto stile Aviano richiede un sistema integrato medico-chirurgico, una dotazione diagnostica e un abbinamento ricerca didattica. A Padova sono disponibili, tanto che il ministero della Salute annovera lo Iov tra gli Ircss, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico; altrove sono inesistenti. Che altro dire? Mi sembra una sparata destinata al nulla mentre tutte le risorse disponibili vengono dirottate a Treviso e a Verona. È ora di cambiare rotta». Tant'è. Silenzioso l'assessore Luca Coletto (a Palazzo Balbi lo descrivono «sorpreso» dalla tempistica e dalle modalità del progetto), il primo banco di prova istituzionale sarà la commissione regionale sanità, dove l'emendamento-delibera in materia di rete oncologica, sarà discusso e votato, probabilmente a luglio. Il presidente Leonardo Padrin attende la delibera, si liscia la barba mandarina e non si sbilancia: «Ho appreso la notizia dal vostro giornale, è una questione molto delicata, quando riceverò la documentazione esprimerò il mio parere». Filippo Tosatto