Elicotteri abbattuti, battaglia a Sloviansk

KIEV Almeno una dozzina di morti accertati, numerosi feriti, due elicotteri abbattuti: è il bollettino della giornata di guerra civile combattuta nel Sud-Est ucraino, regione russofona dove Kiev ha rilanciato la sua offensiva militare a Sloviansk, roccaforte della rivolta separatista filo-russa, mentre nuovi scontri di piazza sono esplosi a Odessa, sul Mar Nero, dove 38 persone sono morte in un incendio doloso. Il blitz dell'esercito ucraino rischia di essere il colpo di grazia agli accordi di Ginevra, secondo Mosca, che ha chiesto un intervento dell'Osce e una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'Onu contro quella che considera una «operazione punitiva» e «criminale». Dagli Usa, intanto, Obama e Merkel ammoniscono che l'Occidente è pronto a far scattare contro la Russia la fase 3 delle sanzioni, in particolare se saranno ostacolate le elezioni presidenziali del 25 maggio. Entrambi hanno chiesto a Mosca di attivarsi per la liberazione degli osservatori dell'Osce in mano ai ribelli di Sloviansk, ma uno dei loro leader, Denis Pushilin, autoproclamato presidente della Repubblica popolare di Donetsk, ha annunciato che il blitz di Kiev ritarderà il rilascio. Kiev ha ripreso ieri quella che definisce un'operazione «anti-terrorismo» contro i separatisti. L'attacco, iniziato alle 4,30 locali (3,30 in Italia), è stato sferrato a Sloviansk e nella vicina Kramatorsk con mezzi blindati ed elicotteri, due dei quali (Mi-24) abbattuti dai ribelli con lanciarazzi portatili: uccisi un pilota, un militare e un membro della Guardia nazionale, almeno sette i feriti. Per il presidente ucraino ad interim, Oleksandr Turcinov, che ha reintrodotto la leva obbligatoria per fronteggiare la crisi, le forze filo-russe a Slaviansk hanno «subìto perdite considerevoli, con molti morti e feriti», ma i loro portavoce forniscono un bilancio di soli cinque morti: tre delle forze di autodifesa e due civili. L'offensiva, annunciata a Sloviansk dal suono delle sirene e delle campane, sembra concentrata per ora alla periferia della città, dove Kiev sostiene di aver preso il controllo di 9 check-point. «I terroristi hanno aperto il fuoco con armi pesanti contro le unità speciali ucraine. È in corso una vera battaglia con mercenari professionisti» ha scritto su Facebook il ministro dell'Interno Arsen Avakov, accusando i filo-russi di farsi scudo dei civili negli edifici residenziali e chiedendo ai residenti di non uscire. I filo-russi, che hanno bloccato anche la circolazione dei treni nella regione orientale di Donetsk occupando un centro di controllo per la rete ferroviaria, sostengono di controllare ancora la città ma ammettono che è isolata, col rischio di interruzione delle forniture alimentari. «Utilizzando l'aviazione per sparare su località di civili, Kiev ha lanciato un'operazione punitiva e sta distruggendo le ultime speranze per l'attuazione degli accordi di Ginevra» ha ammonito il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. «Il ricorso all'esercito contro il proprio popolo è un crimine che porta l'Ucraina alla catastrofe» gli ha fatto eco il ministero degli Esteri, che ha evocato tra gli assalitori anche la presenza di stranieri che parlavano inglese. Le tensioni si aggravano anche a sud. A Odessa violenti scontri tra centinaia di filorussi e 1.500 manifestanti pro-Kiev, mentre 38 persone hanno perso la vita in un incendio doloso nella Casa dei sindacati appiccato in seguito ai tafferugli: 30 sono morte per soffocamento, otto perché sono saltate dalle finestre, ha precisato il ministero dell'Interno ucraino. Difficile tenere, in questo caos, sia i referendum separatisti sia le presidenziali. I prossimi dieci giorni, ha sottolineato il premier ucraino Arseni Yatseniuk, saranno i più difficili. Intanto, ieri, fumata nera a Varsavia al vertice Russia-Ucraina-Ue sull'energia: le parti si ritroveranno, ma Mosca lancia un ultimatum a Kiev, minacciando che se entro maggio non sarà pagata la fattura di giugno, Gazprom «avrà il diritto di ridurre le forniture».