Omicidio Saporosi perizia psichiatrica su Moreno Coletti

CONEGLIANO Moreno Coletti è socialmente pericoloso? Ha ucciso perché, malato, non era capace di discernere il bene dal male? Oppure sapeva benissimo cosa stava facendo quando ha scaraventato sua madre giù dall'ottavo piano del palazzo di via Friuli? Ieri mattina il giudice Angelo Mascolo ha conferito l'incarico al dottor Tiziano Meneghel, medico psichiatra, affinché scandagli la mente dell'omicida di Paola Saporosi. Gli esami diagnostici su Moreno Coletti, che si trova rinchiuso nel carcere Santa Bona dal giorno dell'omicidio, avvenuto il 24 febbraio, scatteranno a partire dal 22 marzo. Il suo avvocato, Alessandra Nava, del foro di Treviso, si è riservato la possibilità di nominare un perito di parte, che svolga le indagini psichiatriche per conto della difesa. I risultati delle perizie saranno discussi di fronte al giudice Mascolo a metà maggio. L'esito della perizia sarà fondamentale per la prosecuzione del procedimento penale perché verranno definite l'imputabilità e la capacità di intendere e di volere di Moreno Coletti. Il trentacinquenne, secondo quanto ricostruito dagli investigatori (è stato lui a consegnarsi alla polizia subito dopo l'omicidio) in passato aveva già dimostrato la sua fragilità psicologica. Ora il tribunale (la richiesta di perizia psichiatrica è stata avanzata dal pubblico ministero Giovanni Valmassoi) desidera comprendere se le problematicità emerse possano in qualche modo aver influito sulla scelta di uccidere. Per ora però il reato contestato a Coletti pesa come piombo: omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela. L'assassino, il 24 febbraio, si è presentato a casa di sua madre per un caffé. Con la scusa di una sigaretta l'ha attirata in terrazza, dove l'ha presa per le gambe e poi l'ha rovesciata giù dall'ottavo piano. L'autopsia, eseguita dal professor Alberto Furlanetto, non ha riscontrato segni di colluttazione precedenti al volo di 27 metri: Coletti non ha ucciso in preda all'ira. Fabiana Pesci