In Egitto è guerra civile Scontri e almeno 30 morti

IL CAIRO L'Egitto è in fiamme. Tre anni dopo la cacciata di Hosni Mubarak, il Paese è ancora costretto a fare i conti con battaglie nelle strade, attentati e attacchi nel Sinai. In due giorni i morti, complessivamente, sono stati oltre 50, con almeno 700 dimostranti delle varie fazioni, dai Fratelli musulmani ai più miti anti-Mubarak del movimento "6 Aprile", finiti in manette. Il bilancio sarebbe ancor più drammatico stando al canale Al Jazeera, che parla di almeno 50 morti nella sola giornata di ieri. Nel distretto di Alf-masqan a Giza, megalopoli che abbraccia parte del Cairo, le vittime sono state almeno 15: «È un massacro», hanno denunciato i sostenitori del presidente deposto lo scorso luglio, Mohamed Morsi. Altri testimoni hanno però sottolineato che i dimostranti hanno lanciato molotov e pietre contro le forze dell'ordine, schierate massicciamente per impedire dimostrazioni, tranne quelle dei pro-Sisi, gli unici a cui è stato consentito di affollare a migliaia piazza Tahrir, simbolo della Rivoluzione del 25 gennaio 2011, per inneggiare al generale capo dell'esercito. Intanto gli elicotteri sorvolavano a bassa quota. Altro sangue è stato sparso nel cuore della capitale, come di fronte al sindacato dei giornalisti: almeno tre i morti, decine i feriti e gli arresti tra i dimostranti antagonisti, che si oppongono ai Fratelli musulmani come pure al ritorno dei militari al potere. E poi ancora scontri e morti, i più gravi a Mohandessin e Helwan - distretto centrale il primo, alle porte del Cairo l'altro -, Minya, bastione dei pro-Morsi, e Alessandria. A Suez invece un attacco contro una caserma della polizia ha causato almeno 9 feriti, con due reclute in gravi condizioni. Discordanti le versioni ufficiali: le autorità centrali hanno parlato di una autobomba e del lancio di almeno un razzo Rpg. Una dinamica che fonti qualificate locali smentiscono seccamente: «Nessuna autobomba». Il gruppo jihadista filo-Al Qaeda che ha rivendicato le 4 bombe al Cairo, i "Partigiani di Gerusalemme", ha esultato via web. E proprio in Sinai, dove il gruppo è molto radicato e protagonista di numerosi attentati, ieri è precipitato un elicottero militare: almeno 5 i militari rimasti uccisi, con testimoni che giurano aver visto un missile colpire il velivolo. Circostanza smentita dalle Forze Armate, che parlano di guasto tecnico. In Sinai è in corso una vera offensiva militare, protagonista la II Armata, e le autorità, seppure sottovoce, parlano di vera e propria guerra in corso. I qaedisti, tornati a farsi sentire con forza dopo la destituzione di Morsi, hanno dal canto loro proclamato la Jihad, la "guerra santa". di GIOVANNI PALOMBARINI Nel corso dell'estenuante balletto/scontro con il presidente del consiglio Enrico Letta, il neosegretario del Pd Matteo Renzi, prima in un' intervista al Fatto Quotidiano, poi nell'intervento svolto alla direzione del suo partito, si è rivolto al Movimento 5 Stelle in modo apparentemente attento ad alcuni dei temi che il Movimento ha proposto in questi mesi, peraltro prospettando una critica di fondo che può riassumersi così. Vi siete voluti isolare, ma rimanendo nel vostro isolamento sarete inutili. Se continuate a proporre per una serie di problemi importanti soluzioni delle quali si potrebbe anche discutere, ma lo fate in modo palesemente provocatorio, quasi di sfida, senza mai cercare un confronto costruttivo, continuerete a fare solo un'opera di testimonianza. Le vostre saranno parole al vento e i successi saranno solo apparenti. Così, è inutile che vi vantiate di aver salvato le regole ordinarie per la modifica della Costituzione, il disegno di evitare la garanzia prevista dall'articolo 138 è saltato perché Berlusconi si è defilato, non per merito vostro. Ugualmente, il voto palese sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi è passato per l'atteggiamento, che si è rilevato decisivo, del Pd. E così via. In questo discorso del sindaco di Firenze c'è però qualcosa che non va. Del Movimento 5 Stelle si parla molto, spesso in termini critici. Suscitano perplessità il rapporto fra le persone che ne sono considerati i capi, Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio, e coloro che il Movimento riesce a portare a incarichi istituzionali, di parlamentare o di sindaco; e il fatto che il titolo del movimento, depositato alla camera di commercio, sia a disposizione solo dei due leaders. Quanto alla sostanza dei problemi, preoccupa la diffidenza verso le prospettive dell'unificazione europea; o l'incertezza, con risvolti spesso retrogradi, in materie rilevanti come il carcere. Ma non è possibile negare, neppure con argomentazioni acrobatiche e toni di sufficienza, i dati positivi e importanti dell'iniziativa del M5S in questi mesi. Intanto sarà pur vero che senza la defezione di Forza Italia si sarebbe realizzato il disegno governativo di arrivare a modificare la Costituzione forzandone la "regola costitutiva"; ma è anche vero che a mettere in atto una linea di resistenza, addirittura salendo sul tetto di Montecitorio, c'era il Movimento, mentre il Pd stava dall'altra parte. E poi davvero, se non ci fosse stata la continua spinta dal M5S, con parole appunto di sfida, si sarebbe giunti al voto palese e all'esclusione di Berlusconi dal Senato, con tutti i parlamentari del Pd che nel segreto dell'urna hanno pugnalato Prodi? O il tutto sarebbe finito per merito di costoro nel solito inciucio? Per tacere del finanziamento pubblico ai partiti, per il quale Renzi si è dichiarato disposto a restituire quanto il suo partito ha illegittimamente percepito solo se il M5S – che intanto ha ridotto le indennità dei suoi parlamentari e ha restituito davvero la sua quota di finanziamento – gli promette in cambio il sostegno per realizzare il Senato delle Regioni come da lui concepito! Saranno poi atti di testimonianza i discorsi del M5S sul reddito minimo garantito, o sul no a maxiopere inutili e costose a cominciare dal Tav, o sulla drastica riduzione delle spese militari rinunciando agli aerei da combattimento, temi dei quali i partiti al governo non vogliono neppure sentire parlare. Ma intanto la riflessione critica su tali problemi si è diffusa nell'opinione pubblica, e le soluzioni proposte sono largamente condivise certo non nei partiti a cominciare dal Pd, ma nei movimenti e in larghi settori democratici del paese. Ma allora, che senso hanno le parole di Matteo Renzi? Perché il M5S dovrebbe sporcarsi le mani con accordi con questi partiti? Il paese, ormai allo stremo, si attende dalla politica cambiamenti radicali, e non i continui pasticci del governo Letta-Alfano o i giochi per determinare chi sarà il prossimo presidente del consiglio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA