Salvini: «Ora l'indipendenza del Veneto»

«Noi crediamo nell'Italia e nel futuro del nostro Paese. Abbiamo voluto dare all'Italia un movimento politico dalle radici salde e dall'identità chiara. Già nel nome diciamo dove stiamo: nel centrodestra, dove siamo da sempre. Il nostro è un grande progetto che farà grande il centrodestra italiano. Non abbiamo nessun passato da cancellare e vogliamo scrivere, insieme a tutti i cittadini che chiedono un nuovo centrodestra e una politica più credibile, il futuro di questo Paese. Un futuro di buona politica e certezze». Con queste affermazioni Angelino Alfano preannuncia il suo arrivo oggi alle 19 al Teatro Geox a Padova. Ospiti della presentazione del nuovo soggetot politico, lo stesso vicepremier Angelino Alfano e il ministro per le infrastrutture Maurizio Lupi. Il Nuovo Centro Destra si pone come partito che riparte dal territorio, dalla sensibilità degli amministratori locali e regionali e che vede nel lavoro e nell'impresa la centralità della sua azione per "ricostruire" il Paese. Organizzano l'incontro: il vicegovernatore del Veneto Marino Zorzato, il presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato, i consiglieri regionali Dario Bond, Piergiorgio Cortelazzo, Nereo Laroni, Carlo Alberto Tesserin, Costantino Toniolo, Giancarlo Conta, i presidenti delle Provincie di Padova e Verona Barbara Degani e Giovanni Miozzi, gli assessori regionali Isi Coppola e Masismo Giorgetti, l'europarlamentare Antonio Cancian, i senatori Franco Conte, Maurizio Sacconi, Mario Dalla Tor e il sottosegretario Alberto Giorgetti. TORINO «Bisogna accelerare sull'indipendenza del Veneto. Se passa lì poi non c'è ne è più per nessuno». Così Matteo Salvini, incoronato segretario federale della Lega Nord, spinge sull'ipotesi di referendum per l'indipendenza del Veneto. «Se lo Stato italiano ci è contro, vuol dire che abbiamo ragione». Salvini ha poi auspicato che la Lega diventi «in tutta Italia la casa degli autonomisti». Da Torino, dove si è svolto il congresso del Carroccio che ha ratificato l'elezione di Salvini, la Lega Nord ha deciso di tornare alle origini. Il neo segretario ha fatto ampio ricorso alla tradizione leghista per rilanciare il movimento. Dal ritorno a Pontida, la «nostra casa», ai toni duri della prima ora; dall'invocazione della Padania, e della sua indipendenza, al ritornello di «Roma ladrona». Con una spruzzata, questa sì una novità, di antieuropeismo. «Perché la Lega, per vincere e tornare ad essere forza di maggioranza - è la tesi di Salvini - deve fare la Lega». Basta quindi alle mediazioni, agli accordi e alle trattative nei palazzi. «Abbiamo provato per vent'anni a cambiare le cose da Roma, ora la Lega fa la Lega», osserva il successore di Roberto Maroni, eletto per alzata di mano dai 522 delegati a una settimana dalle primarie vinte con l'82% delle preferenze contro un «mostro sacro» come Umberto Bossi. Un giovane di 40 anni, anche se con una lunga militanza nel Carroccio, contro la storia della Lega. E proprio in quella storia che strizza l'occhio ai moderni forconi - «dei lord rispetto agli assassini di Bruxelles» - che Salvini si tuffa per ricompattare il partito, lasciandosi alle spalle le divisioni interne e le polemiche sulle inchieste giudiziarie. «Non ci fermeremo fino all'indipendenza», sono non a caso le prime parole pronunciate dopo l'elezione, mentre oltre 5 mila persone provenienti da tutta Italia per il congresso della svolta intonano il «Va' Pensiero» e sventolano la bandiera con il Sole delle Alpi. «Chi arresta un nostro sindaco senza motivo deve cominciare ad avere paura - tuona Salvini -, chi attacca senza motivo la nostra gente deve cominciare a vergognarsi. Non è una minaccia ma un impegno». La parola «rivoluzione», non viene pronunciata, ma aleggia nell'aria. «La Padania è pronta a disubbidire: abbiamo migliaia di sezioni pronte a essere centri di lotta e di controinformazione», sostiene Salvini. Che attacca frontalmente i giornalisti «pennivendoli», «privi di obiettività morale» e autori di «un linciaggio vergognoso e schifoso» contro la Lega. In prima fila, ad ascoltare il discorso a braccio pronunciato da Salvini in maniche di camicia, ci sono i leader stranieri dei partiti «euroscettici» di Francia, Belgio, Olanda, Paesi Bassi, Austria e Svezia, uniti nel nome di una santa alleanza contro l'euro e l'Europa centralista. Ma l'ultimo monito del nuovo segretario federale è per i suoi militanti. «Da qui a maggio, se esce una virgola per sputtanare qualcuno, quello è fuori».(d.f.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA