I falchi di Forza Italia «Due gruppi in Regione»

di Daniele Ferrazza wROMA Il capogruppo alla Camera Renato Brunetta seduto in prima fila, l'avvocato padovano Niccolò Ghedini in piedi poco distante dal palco, Isi Coppola in seconda fila, Remo Sernagiotto e Leonardo Padrin in terza. Nel Salone delle Fontane dell'Eur si sono fatti vedere molti dei 64 aventi diritto, anche se non tutti poi sono rimasti fino alla ovazione che ha sancito la sospensione di tutte le attività del Pdl e l'avvio del cantiere verso Forza Italia. E adesso che cosa succederà alla Regione Veneto? La maggioranza che sostiene il governatore leghista Luca Zaia è più solida o più fragile, alla luce della spaccatura avvenuta nel Pdl? Il pattuglione di consiglieri regionali dell'ex Pdl (17 membri) è in larga parte più vicino alle posizioni di Angelino Alfano che a quelle di Silvio Berlusconi. Chi azzarda un rapporto di 9 a 8 a favore delle colombe non fa i conti con i molti indecisi, che aspettano di vedere dove penderà la bilancia dei rapporti di forza. I falchi di Berlusconi, invece, spingono perché si formino subito due gruppi distinti: da una parte Forza Italia, dall'altra il Nuovo Centrodestra. Con Berlusconi stanno sicuramente l'assessore Remo Sernagiotto, il potente presidente della VI commissione Leonardo Padrin, il veronese Davide Bendinelli, il rodigino Mauro Mainardi. Con Alfano stanno sicuramente il vicegovernatore Marino Zorzato, il presidente del consiglio regionale Clodovaldo Ruffato, l'assessore Massimo Giorgetti, il veronese Gianfranco Conta, il vicentino Costantino Toniolo. Sono in bilico - per ragioni di visione politica o di opportunità? – il capogruppo Dario Bond, gli assessori Renato Chisso, Isi Coppola ed Elena Donazzan, i consiglieri Piergiorgio Cortelazzo, Nereo Laroni, Carlo Alberto Tesserin, Moreno Teso. Alcune fonti stimano addirittura una proporzione di due terzi a favore degli alfaniani, ma per esserne certi bisogna attendere qualche giorno. L'impegno, in queste ore, è rivolto ad evitare la spaccatura. «Credo che da domani chi non ha aderito al progetto di Forza Italia debba formare un gruppo diverso dal nostro: ma non per spaccare, ma per chiarezza nei confronti degli elettori» suggerisce Remo Sernagiotto. «Sarebbe un atto di chiarezza politica» gli fa eco Leonardo Padrin. Frenano tuttavia Marino Zorzato e Valdo Ruffato: «Mi sembra prematura ogni considerazione - spiega Ruffato – Il nuovo movimento di Alfano si colloca nell'alveo del centrodestra, noi siamo stati eletti con un patto di legislatura fino al 2015, per cui non vedo la necessità di marcare le differenze. Possiamo restare nello stesso gruppo: anzi, lo auspico vivamente». Così anche il capogruppo Dario Bond: «Il gruppo del Pdl in Regione resta unito, alla fine Forza Italia e Nuovo Centrodestra saranno due marchi sulla stessa maglietta». Elena Donazzan dice di essere «nella fase di riflessione. Non è facile - aggiunge - perchè è una decisione che non attiene solo alla sfera personale, ma anche al mandato degli elettori». Più evasivo l'assessore Renato Chisso, per il quale «in Veneto non c'è alcuna differenziazione tra Pdl e Fi». La maggioranza tuttavia si regge su diciotto consiglieri della Lega e diciassette dell'ex Pdl: 35 voti su sessanta consiglieri regionali. Con un equilibrio di questo tipo, è evidente che basta una manciata di consiglieri per far traballare la poltrona di Luca Zaia. Insomma, una pacchia per gli eventuali disturbatori del governatore, (che non mancano nemmeno tra i leghisti più vicini a Tosi). «Non ho ragione di pensare che le  burrasche della politica, che oggi interessano il Pdl come ieri interessavano la Lega, entrino in pancia all'amministrazione regionale» ha dichiarato Zaia. «Noi abbiamo un rapporto solidale assolutamente rispettoso del programma sul quale ci siamo impegnati con gli elettori. Per cui avanti tutta, pancia a terra». Solo il tempo potrà smentirlo.