Berlusconi minaccia Letta ma il suo partito si divide

di Maria Berlinguer wROMA «Il voto sulla mia decadenza sarebbe una macchia sulla democrazia italiana destinata a restare nei libri di storia, il leader del centrodestra escluso così con una sentenza perché non si riesce a batterlo nelle urne, si rende conto?». Nel giorno in cui in Senato si dovrebbe stabilire data e modalità di voto sulla sua decadenza da parlamentare Silvio Berlusconi torna ad alzare i toni sul governo Letta. Il Cavaliere parla con Bruno Vespa alle prese con l'ennesimo libro e lo fa proprio in coincidenza del voto. Confermando di non aver affatto cambiato idea rispetto al passato sulla necessità di staccare la spina a Enrico Letta se il presidente del Consiglio non farà nulla per salvarlo. Ma Roberto Formigoni, uno dei 24 senatori che il 2 ottobre ha costretto l'ex presidente del Consiglio a innestare la retromarcia e a rivotare la fiducia al governo, smentisce ogni ipotesi pacificatoria circolata in questi giorni. «Il documento c'è e ci sarà al Consiglio nazionale: puntiamo alla maggioranza del partito con tesi ragionevoli sulle quali anche Berlusconi dovrà riflettere», dice l'ex governatore lombardo confermando che la pattuglia di «governativi» che ha per la prima volta osato ribellarsi a Berlusconi non ha cambiato idea e rivoterà la fiducia al governo. Pdl di nuovo in fibrillazione. Berlusconi, dopo lo strappo della scorsa settimana quando ha deciso di azzerare tutte le cariche del partito confermando il progetto Forza Italia, oggi incontrerà a pranzo i cinque ministri, a capo della pattuglia dei filo governativi. L'obiettivo e quello di convincerli a sostenerlo in quella che il Cavaliere pensa sia la battaglia decisiva: mettere alle strette il governo per trovare un escamotage per non farlo decadere da senatore. Ieri però ha ricevuto da solo Angelino Alfano. Il leader del Pdl è ancora convinto di poter puntare sui dubbi e sulle paure del vicepremier, l'ex delfino "senza quid", terrorizzato dalla prospettiva di fare la fine di Gianfranco Fini. Per questo ha deciso di rilanciare. E di proporre lui stesso la soluzione per far uscire Alfano e soprattutto Letta dalla difficile situazione in cui si troverebbero quando il Parlamento sarà chiamato a votare sulla sua decadenza. «Segnalo che il governo se volesse avrebbe un'autostrada per risolvere il problema: è tuttora aperta la legge delega sulla giustizia e basterebbe approvare una norma retroattiva di una riga sulla non applicabilità al passato delle legge Severino. Letta dica di sì o no, basterebbe rispettare lo stato di diritto, l'articolo 25 della nostra Costituzione e la Costituzione europea sui diritti dell'uomo» spiega Berlusconi a Bruno Vespa. Ma il Cavaliere parlando con il giornalista preferito non si limita a suggerire soluzioni per il suo caso. Parla anche della legge di stabilità. Per il Cavaliere. «I ministri l'hanno approvata con la clausola che avrebbe dovuta essere migliorata, in incontri con la nostra cabina di regia e dopo in Parlamento. La legge di stabilità va cambiata perché è inaccettabile l'idea di nuove tasse o peggio ancora del ritorno della tassa sulla casa, addirittura aumentata», spiega il Cavaliere. Ma le critiche alla stabilità vengono in secondo piano rispetto alla decadenza. E' su questo che Berlusconi cercherà di convincere lealisti e governativi a fare quadrato. Del resto Angelino Alfano è ancora indeciso. Certo l'ex delfino è molto arrabbiato con l'ex premier che dopo giorni di incontri con l'ala dura del partito ha deciso di azzerare le cariche. E di certo non è affatto convinto della bontà della scelta dinastica che Berlusconi ha in mente affidando alla primogenita Marina (nonostante le smentite) leadership e partito. Berlusconi conta però sul carattere del vicepremier giudicato da molti, anche dai sostenitori, un uomo senza coraggio. La partita inizia ora. E potrebbe concludersi proprio nella prima settimana di dicembre quando l'8 si terranno sia le primarie per il congresso del Pd che il Consiglio nazionale del Pdl che darà il via al ritorno a Forza Italia. «Basta parlare di Berlusconi, lo abbiamo fatto per 20 anni, il Cavaliere non ha i numeri per mandare a casa il governo, non parliamone più», il commento di Matteo Renzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA