«Lui ideatore della frode»

MILANO Il ruolo pubblico assunto da Silvio Berlusconi «come uomo politico» rende più grave «la valutazione della sua condotta» di frode fiscale e pertanto, anche per la durata della pena accessoria, non merita il «minimo della pena». Sono questi i motivi per cui dieci giorni fa i giudici di Milano hanno disposto due anni di interdizione dai pubblici uffici per il Cavaliere, l'«ideatore, organizzatore» di un sistema creato «anche per poter più facilmente occultare l'evasione» e già condannato definitivamente a quattro anni di carcere per il caso Mediaset. Nelle dieci pagine dei motivi della sentenza, Maria Rosaria Mandrioli, il giudice estensore della terza corte d'Appello, spiegando le ragioni che hanno portato a rideterminare, al ribasso, i cinque anni di pena accessoria inflitti in primo e secondo grado all'ex premier, ha scritto che il collegio ha seguito «lo stesso criterio» utilizzato dalla Cassazione quando, lo scorso primo agosto, ha reso definitiva la pena principale: per l'«oggettiva gravità dei fatti contestati» ha ridotto di un terzo il massimo previsto dalla legge che in questo caso è tre anni. Nelle motivazioni, ci sono però delucidazioni non da poco per chiarire il perché dell'inamissibilità e dell'irrilevanza delle due eccezioni di incostituzionalità sulla legge Severino e sulla norma che disciplina i reati in materia di imposte sui redditi, sollevate dalla difesa il 19 ottobre scorso: da un lato la legge sulla decadenza e sulla incandidabilità «ha un ambito di applicazione distinto, ben diverso e certamente non sovrapponibile con quello» trattato ed è riservato non tanto all'«Autorità Giudiziaria» bensì all'«Autorità Amministrativa». Dall'altro né Berlusconi né Mediaset hanno ancora provveduto a saldare il debito con l'Agenzia delle Entrate, cosa che consente all'imputato una riduzione della pena e l'esclusione della pena accessoria. Per i giudici l'interdizione dai pubblici uffici è una pena accessoria che viene inflitta dall'Autorità giudiziaria. La decadenza e l'incandidabilità sulla base della legge Severino sono una sanzione amministrativa che deve essere applicata dal Parlamento. È il motivo per cui il Pdl sostiene che, essendo l'incandidabilità una sanzione amministrativa, non può essere retroattiva. Ma nelle motivazioni non si parla della retroattività della legge Severino, ma anzi viene messo un punto fermo quando il collegio spiega che la legge del 2012 si applica quando c'è una condanna definitiva. In base a questo assunto conterebbe la condanna arrivata per Berlusconi il primo agosto, dopo l'entrata in vigore della legge, e non il tempo in cui sono stati commessi i reati.