Non era stato lui a falsificare l'assegno Assolto dopo 6 anni

MONTEBELLUNA Per sei anni ha vissuto con una spada di Damocle sulla testa: un rinvio a giudizio per falsificazione di un assegno di oltre 19mila euro cambiato nella filiale di Banca Intesa di Montebelluna. Per il lavoro che faceva il rischio era di perdere l'occupazione, dato che è responsabile di un supermercato trevigiano di una catena internazionale. Poi finalmente, in sede di giudizio, il giudice Cristian Vettoruzzo lo ha assolto per non aver commesso il fatto. Salvatore Grassi, 33 anni, era diventato l'imputato ideale. Era nativo di Napoli, quell'assegno, faceva parte di una serie di assegni falsificati della Banca Intesa, filiale di Napoli, su cui c'era stata una indagine in mezza Italia, su quell'assegno era riportato il suo nome, lui poi aveva un conto in Banca Intesa anche se in una filiale diversa da quella di Montebelluna. E così, nel 2006, si era visto arrivare un avviso di garanzia per quell'assegno da 19.600 euro cambiato alla filiale montebellunese. Lui aveva protestato subito la sua innocenza, ma ha dovuto attendere il processo per vederla riconosciuta. Difeso dall'avvocato montebellunese Paolo Salandin, in udienza ha dimostrato che quel giorno in cui era stato cambiato l'assegno era al lavoro a 50 chilometri di distanza. «In quel periodo lavorava alla Ikea a Padova», spiega l'avvocato Salandin, «e nemmeno in elicottero ci sarebbe stato il tempo per venire e tornare da Padova a Montebelluna utilizzando la breve pausa lavorativa. E per dimostrare che lui quel giorno era al lavoro all'Ikea abbiamo chiamato a deporre un manager della multinazionale svedese. Fortunatamente ancor prima del processo i responsabili della catena di supermercati presso cui ora lavora hanno avuto fiducia in lui». (e. f.)