IL VENETO CHE FRANA NEL PANTANO

di RENZO MAZZARO Con l'immancabile sigaro pendente dalla bocca, Filippo Ascierto ha attraversato 16 anni della storia politica padovana, regionale e nazionale per finire invischiato in un'inchiesta contro la corruzione. Lui, ex maresciallo dei carabinieri, inquisito dai colleghi d'un tempo. Da esponente della classe dirigente del Veneto a fiancheggiatore di manutengoli e approfittatori. Una parabola che si commenta da sola. Tanto più desolante se, come sembra, la compagnia è di pesci piccoli: imprenditori locali, dirigenti di enti o di aziende pubbliche, semplici impiegati, militari. Gente che a quanto pare usava il posto occupato nella pubblica amministrazione per arrotondare lo stipendio, incassando bustarelle in cambio di favori, taglieggiando qui e là. Al riparo di numi tutelari, personaggi delle istituzioni. Magari autoassolvendosi: cosa vuoi che sia, fanno tutti così. Beninteso, l'inchiesta è in corso, Ascierto potrebbe perfino essere vittima di un clamoroso abbaglio degli inquirenti. A differenza sua, che in alcune polemiche arrivò a invocare l'arresto preventivo, noi siamo garantisti e riconosciamo a lui e a tutti gli altri l'innocenza fino a sentenza passata in giudicato. Qui non ci interessano i singoli, ma il fenomeno innegabile nel quale sono collocati: quello di una corruzione che ha ormai pervaso l'intero corpo sociale. Le ultime inchieste della magistratura ci rivelano un Veneto popolato di ladri e grassatori a tutti i livelli: a Jesolo per ottenere un colloquio con l'ufficio preposto ai permessi di soggiorno (solo parlare, non avere il permesso) ti chiedono 50 euro; a Venezia con 100 euro il geometra ti aggiusta col bianchetto le distanze sul mappale; il suo collega della Provincia non esita a portarsi a casa un bassorilievo, trafugato da un restauro, e a metterlo in bella vista sul muro di casa sua a Portogruaro; a Cittadella ti affidano la certificazione antincendio di un istituto superiore (appalto di 9.200 euro) solo dietro compenso; a Padova la quota per rientrare nell'affidamento di un certo tipo di lavori pubblici è il 10% fisso. Una volta il pesce puzzava dalla testa, adesso pare che non ci sia più né capo né coda. Facciamo invece un passo in là. Quando Ascierto – prendiamo ancora lui, visto che è la sua giornata – entrò nel 1997 in Parlamento, i suoi commilitoni di An dissero che era «per disgrazia ricevuta»: subentrava al giovane Nicola Pasetto, astro nascente del partito nel Veneto, morto in un incidente stradale. Questo non gli ha impedito di diventare coordinatore del Pdl a Padova e punto di riferimento del suo partito nel Veneto. È vero che molti non hanno cambiato idea su di lui: «Voglio proprio vedere i provvedimenti del governo Monti concordati con Bce e Unione europea, al vaglio di Filippo Ascierto, Giustina Destro, Luca Bellotti», commentava per esempio nel novembre 2011 Piergiorgio Cortelazzo, capogruppo del Pdl in Regione. Per dire della considerazione. Ma proprio questo è il punto: siano diventati classe dirigente per grazia o per disgrazia ricevuta, quando entrano in Parlamento sono punto di riferimento del Paese. Bisogna ristabilire la testa e la coda del pesce. È presto per dire se le inchieste della magistratura stanno facendo saltare il tappo della connivenza con il malaffare nel Veneto, ma è da augurarsi che avvenga. A cominciare da Venezia, dove il denaro scorre a miliardi, ma arrivando a Cittadella, anche se scorre solo a poche migliaia di euro, come a Portogruaro o a Jesolo. La corruzione crea servi, che pagano per avere i diritti. Noi vogliamo vivere da gente libera, in un Paese che impone doveri ma non fa pagare i diritti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA