Gli ospedali di notte: 10 mila prenotazioni e un'indagine in corso

di Filippo Tosatto wVENEZIA In visita a Venezia, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano si è congratulato con il governatore Luca Zaia, definendo «una bellissima iniziativa» l'apertura notturna e festiva degli ospedali per accelerare i tempi degli esami diagnostici. Ma in Veneto i compagni di partito del Presidente della Repubblica la pensano diversamente, tanto che una nota del gruppo consiliare del Pd liquida come «un bluff» la sperimentazione, ritenuta più propagandistica che sostanziale. Opinione condivisa dalla Cgil, che sollecita l'esecutivo a fornire le cifre reali dell'operazione. In effetti, i dati che affluiscono dalle aziende sanitarie documentano che tutti gli ospedali hanno avviato le prestazioni aggiuntive in fascia serale e notturna, sia pure con modalità differenziate e limitazioni specialistiche. Qualche esempio. A Padova l'orario è prolungato dalle 20 alle 24 il lunedì e il mercoledì, il sabato dalle 14 in poi in alternanza con Piove di Sacco; Treviso: 20-24 lunedì e mercoledì), 9-12 la domenica; Mestre: da lunedì a giovedì 20-23; Venezia: sabato 14-19, domenica 8-13; Belluno: 20-22 da martedì a giovedì, 8-14 domenicale. Cosa comporta tutto ciò? Ogni apertura extra prevede sedute da quindici ecografie, otto Tac e altrettante risonanze magnetiche e le prenotazioni da qui a fine anno sono già esaurite attestandosi a quota 10 mila su base regionale con "punte" a Padova, Vicenza e Verona: qui il segretario alla sanità Domenico Mantoan ha compiuto un sopralluogo all'ospedale Borgo Roma constatando di persona il boom di affluenza alle nove di sera, accompagnato da un servizio funzionale di accoglienza e segnalazione. Ma non è tutto oro quello che luccica. L'ultima puntata televisiva del «Report» di Milena Gabanelli ha segnalato luci e ombre, avanzando alcuni sospetti: in qualche reparto l'orario diagnostico, anziché essere esteso, sarebbe stato semplicemente posticipato dal pomeriggio alla sera; altrove, i macchinari disponibili non verrebbero utilizzati a pieno regime; ancora: si registra un malumore tra il personale medico, tecnico e infermieristico non coinvolto nella sperimentazione e perciò escluso dai benefici economici conseguenti (per gli straordinari la Regione ha stanziato 30 milioni l'anno) cui fanno eco le critiche di alcuni sindacati di categoria. In proposito, Zaia intende fare chiarezza: disposta una verifica amministrativa, a giorni incontrerà i direttori generali delle Ulss e chiederà loro di sanzionare con severità eventuali comportamenti scorretti. Ma non c'è giorno senza polemiche. Perché il ministero della Salute ha diffuso tabelle che segnalano un allungamento generale dei tempi d'attesa anche nelle regioni nordiste, Veneto incluso: «Così la nostra sanità rischia di perdere competitività in vista dell'imminente liberalizzazione europea dell'assistenza e delle cure», commenta il consigliere di Scelta Civica Diego Bottacin «la verità è che il piano socio-sanitario della Regione ha avuto poco coraggio: avremmo dovuto chiudere i piccoli ospedali e ridurre i reparti doppi, con relativi primariati. Solo rendendo più efficiente il sistema avremmo trovato le risorse da investire nel potenziamento dei centri di eccellenza». «Quei dati si riferiscono al 2010, sono vecchi di tre anni», replica piccato il governatore di Palazzo Balbi «chi li ha divulgati è disinformato e sembra ignorare, ad esempio, che da noi la rivascolarizzazione in emergenza viene effettuata entro un'ora dal ricovero per infarto e ha quindi attesa zero. In tema di bypass ricordo che non tutti gli interventi di questo tipo sono urgenti e che per quelli programmabili abbiamo operative ben cinque cardiochirurgie: anche questo intervento avviene immediatamente nel 30% dei casi, quelli dei pazienti in condizioni cliniche instabili. Comunque, lo stesso Piano esiti 2012 del ministero della Salute documenta che a fronte di una media nazionale di mortalità a 30 giorni dall'intervento pari al 2,5%, quella veneta si attesta al 2,1% del Veneto, con l'exploit di Treviso che ha centrato lo 0,5%». Tant'è. Pur con qualche ostacolo, nei poli ospedalieri l'innovazione notturna sembra procedere discretamente, almeno a giudicare dall'ingente flusso dei pazienti. Tanto che la sanità regionale sta valutando un ulteriore passo in questa direzione, stavolta non limitata alla diagnostica: si pensa a percorsi serali di cura riservati ai malati oncologici.