Galan rifiuta di votare la fiducia «I traditori usciti allo scoperto»

di Filippo Tosatto wVENEZIA «Mi viene in mente Churchill: "Potevano scegliere tra il disonore e la guerra, hanno scelto il disonore e avranno la guerra". Perché qui era ed è in gioco il valore della fedeltà, non a Berlusconi ma ai nostri elettori. Evidentemente a questi traditori l'esperienza di Fini non è bastata». Nel giorno più surreale del centrodestra, Giancarlo Galan scomoda citazioni bellicose per esorcizzare lo scisma pidiellino: «Non sarò presente alla Camera al momento del voto di fiducia. Perché? Per concedermi una libertà non pericolosa per il Governo, molto preziosa per me. Il primo voto che esprimerò in aula, dopo l'inevitabile scissione consumata nel mio partito, non sarà in linea a quello di chi è stato, è, e sarà pronto a tradire». Al telefono in serata, dopo il gran rifiuto consumato a Montecitorio in dissenso con il suo gruppo "lealista", l'inossidabile forzista trasmette un certo buonumore: «In questa giornata ho attraversato tutti gli stati d'animo e adesso sono allegro perché si è fatta finalmente chiarezza su chi tradisce e chi no. Parlo di Sacconi, Alfano, Cicchitto, Giovanardi: hanno accoltellato il padre adottivo nel momento di maggior difficoltà sul piano umano. Io questa la chiamo vigliaccheria e finalmente anche Berlusconi l'ha compreso, nelle sue categorie mentali non rientra il tradimento ma oggi ha dovuto prenderne atto, purtroppo nella forma più cinica e oscena». Resta la frantumazione caotica di un disegno politico ambizioso... «Ma no, è un atto di chiarezza, da una parte Forza Italia, quella vera. Dall'altra la grande novità rappresentata da Italia Popolare. Stiamo a vedere, possiamo anche perdere ma lo faremo a testa alta. Berlusconi confida ancora di poter conciliare i due partiti sotto la sua egida. Io non lo credo possibile né me lo auguro». Tant'è. La cronaca della giornata racconta una storia segnata dalla sconfitta degli oltranzisti che spingevano il Cavaliere a sfiduciare il Governo Letta. Galan, certo, e ancor più Niccolò Ghedini: «Come sempre Berlusconi è sorprendente», commenta disinvolto l'avvocato-consigliere dopo la giravolta a Palazzo Madama, quasi le battute cancellassero i sintomi di implosione nel partito. Chi non cela il disagio, e anzi lo manifesta con schiettezza, è la fedelissima Elisabetta Casellati: «Sto male, è una giornata che non avrei mai voluto vivere», confessa «io sono una sorta di memoria storica di Forza Italia e non mi sono mai trovata in un momento così difficile, io nasco con Forza Italia e finisco con Forza Italia. Per me l'unico riferimento è Silvio Berlusconi e quindi seguo la sua linea politica». La padovana ha aderito al "giuramento di fedeltà" al Cavaliere sottoscritto dagli altri veneti di Palazzo Madama: Anna Cinzia Bonfrisco, Franco Conte, Mario Dalla Tor, Marco Marin, Giovanni Piccoli, Pierantonio Zanettin e manco a dirlo Ghedini. Compatti nel sì all'esecutivo dopo il dietrofront impartito dal Cavaliere. Per qualcuno, l'incrollabile fedeltà al Capo è un boccone amaro. Leggi Renato Brunetta, capogruppo alla Camera: «Abbiamo deciso all'unanimità di votare la sfiducia, è un atto di coerenza», l'annuncio perentorio alle agenzie in tarda mattinata. Mai dire mai. Le vie berlusconiane sono infinite e imperscrutabili e così, con una piroetta pomeridiana, il battagliero professore veneziano si sfila il cappello di oppositore e sottoscrive la risoluzione di maggioranza (sic) a sostegno del premier Letta. E il partito veneto? Muto come un pesce, ma allineato, il coordinatore Alberto Giorgetti (voci malevole lo descrivono terrorizzato all'idea di abbandonare la poltrona di sottosegretario dell'Economia), più loquace il vice moderato Marino Zorzato, numero due della giunta regionale: «È stata la Waterloo dei falchi», si lascia sfuggire «ora serve un chiarimento, lo dobbiamo agli elettori e al Paese»; poi riflette: «Provo amarezza davanti all'imbarazzo di una forza politica che per vent'anni ha dettato l'agenda dell'Italia e tuttavia da amministratore della Regione sono lieto che il Pdl abbia espresso sostegno al Governo perché i cittadini si aspettano risposte, non risse e teatrini». Un'appendice. Due giorni fa, nel gruppo consiliare del Pdl in Regione ha fatto capolino un documento di sostegno al Governo, che auspicava un passo indietro nelle ventilate dimissioni dei ministri azzurri. A caldeggiarne l'adesione, il vicecapogruppo Piergiorgio Cortelazzo, esponente di area An vicino a Giorgetti; discussione, voci discordi - tra gli altri, Leonardo Padrin ha espresso contrarietà - finché l'ineffabile Zorzato (ah, la scuola dorotea) ha suggerito di soprassedere: «Stiamo a vedere quello che succederà». Una prudenza comprensibile. In questa Italia post-berlusconiana può succedere di tutto.