Il pugno dei militari: strage in Egitto

ROMA Il temuto massacro è iniziato alle sette di ieri mattina quando la polizia spalleggiata dall'esercito, rimasto in secondo piano, ha iniziato lo sgombero degli accampamenti pro Morsi. Preceduti dal lancio di lacrimogeni e assistiti dai bulldozer, i poliziotti in tuta nera hanno fatto irruzione nelle tendopoli di piazza al-Nahda, nel quartiere orientale di New Cairo, e di piazza Rabaa al-Adawiyah, nel sobborgo settentrionale di Nasser City. E non hanno avuto pietà. I poliziotti sono quindi avanzati in direzione della moschea di Rabaah, la al-Adawiya Mosque, che è stata l'epicentro della campagna a favore del deposto presidente e dove molti leader della rivolta sarebbero stati nascosti. Un 'ora più tardi i Fratelli musulmani gridavano al mondo che in piazza c'erano già 250 morti e ottomila feriti. Tra questi anche donne, anziani, bambini, due giornalisti stranieri e la figlia sedicenne di Mohamed al Beltagy, uno dei massimi esponenti politici della Fratellanza subito arrestato con altri sette leader del movimento. Asmaa, questo il nome della ragazza, è stata ammazzata nel campo smantellato a Rabaa: sul suo cadavere il segno di una raffica di colpi di arma da fuoco. Sconosciuto, invece, il numero dei manifestanti fermati e portati in carcere. Cifre da brivido che hanno portato tutte le cancellerie internazionali a condannare l'uso della forza e a lanciare appelli per il rispetto dei diritti umani. La situazione al Cairo è andata precipitando in pochi minuti. La rivolta è dilagata per le strade della capitale, tra la paura dei quindici milioni di residenti nel governatorato, le sirene delle ambulanze, gli echi degli spari. Gli ospedali si sono ritrovati pieni di feriti e di cadaveri insanguinati: talmente tanti da doverli mettere in fila per terra. E nel corso della mattina sono scoppiati durissimi scontri in tutto il paese: con assalti alla caserme di polizia, agenti uccisi, 22 chiese copte e cattoliche della minoranza cristiana sono date alle fiamme in almeno tre province. Le immagini diffuse dalle tv hanno mostrato scene atroci, compresa quella di un blindato della polizia che al Cairo viene scaraventato giù dal ponte "6 ottobre" dalla furia dei sostenitori di Morsi. Ad Alessandria d'Egitto - dove ci sono stati dieci morti - nel pomeriggio gruppi armati hanno poi assaltato la preziosa biblioteca cittadina. Altri scontri e altri morti - almeno quindici - a Suez e ad Ismailia. Dopo avere sospeso la circolazione di treni e aerei per impedire raduni di massa il governo ha quindi dichiarato lo stato di emergenza per un mese e imposto il coprifuoco notturno (dalle sette di sera alle sei del mattino). Ma in giornata sono arrivate anche le dimissioni del vicepresidente El Baradei. Nella sua lettera di dimissioni El Baradei ha scritto che c'erano strade pacifiche da percorrere per mettere fine alla crisi politica che investe l'Egitto. «È diventato difficile per me continuare ad assumermi la responsabilità di decisioni che non condivido e delle cui conseguenze ho paura. Non posso sopportare la responsabilità nemmeno di una goccia di sangue», ha scritto. Secondo il bilancio - in continuo aggiornamento - fornito dal ministero della Salute egiziano le vittime della repressione e dell'esplosione di violenza che ne è seguita sarebbero meno di duecento: per la precisione 149 morti e più di 1.400 feriti. Ma ancora ieri sera la Fratellanza forniva altri numeri, difficili da verificare: 500 morti e più di novemila feriti. Di certo tra i morti ci sono due giornalisti: l'inglese Mick Deane, 61 anni, cameramen di "Sky News", e Habiba Ahmed Abd Elaziz, 26 anni, giovane reporter dell'emittente degli Emirati Gulf News. La Fratellanza ha accusato la polizia di avere aperto il fuoco sulla gente inerme. La polizia ha mostrato immagini di armi sequestrate affermando di avere fatto uso soltanto di lacrimogeni. Il ministero dell'Interno ha aggiunto che 43 agenti sono morti. Nel paese la tensione è insomma alle stelle. Ieri sera i supporter di Morsi hanno lanciato un appello a rafforzare la protesta «contro il colpo di Stato in corso nel paese». Appelli che non coincidono con le parole delle forze di sicurezza che al tramonto parlavano di una «situazione ormai sotto controllo». Proprio negli stessi minuti un lancio dell'agenzia Mena avvisava che al Cairo il ministero delle Finanze era stato occupato e incendiato da formazioni di manifestanti pro Morsi. Musei e siti archeologici sono stati chiusi e posti sotto sorveglianza. Chiuse, almeno per oggi, anche la Borsa e tutte banche del paese. (n.a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA