Piano casa al traguardo «Sul piatto 60 milioni»

VENEZIA Il ceto medio? E' sparito sotto i colpi della crisi e non riesce più a comprare casa, quindi gli Ater debbono allargare l'orizzonte e uscire dalla logica dell'emergenza abitativa. E' questa la filosofia del «piano casa», che attende oggi il via libera dal consiglio regionale. Ieri, i capigruppo di palazzo Ferro Fini hanno trovato un accordo per ridurre gli emendamenti e la seduta è stata sospesa alle 17,45. L'assessore Massimo Giorgetti, prima di entrare in aula, ha così riassunto le duecento pagine allegate alla delibera. «Abbiano previsto una serie di interventi nell'arco dei prossimi 7 anni per aumentare il patrimonio abitativo in termine di qualità e utenza. Dobbiamo riorganizzare sia gli Ater che l'offerta. Oggi non ci sono solo i bisogni sociali, ma anche la classe media che non riesce più ad acquistare casa perché le banche non erogano mutui. Abbiamo 60 milioni di euro fermi da gennaio che non riesco a spendere. Poi contiamo di recuperarne altri 3-400 con la vendita del patrimonio Ater per investirli in nuove abitazioni: vogliamo acquisire l'invenduto senza consumare ulteriormente il territorio veneto. La fase è molto delicata: l'edilizia è ferma, le banche hanno bloccato i mutui alle giovani coppie e noi cerchiamo di dare un po' di ossigeno al settore», ha detto Massimo Giorgetti. Il dibattito in aula si è fatto subito rovente. Secco il no di Diego Bottacin (Verso Nord) che ha contestato la modalità di vendita che «non avviene al prezzo migliore di realizzo, ma è legato alle condizioni di reddito dell'inquilino, certificate dalla dichiarazione dei rediti dell'anno precedente». Pietrangelo Pettenò (Fsv) ha invece chiesto il ritiro del piano per consentire alla commissione di valutare meglio come verranno investite le risorse recuperate con la vendita di 20 mila alloggi. A favore Peraro (Udc) mentre Piergiorgio Cortelazzo, vicecapogruppo Pdl, ha ricordato che il vero problema dell'edilizia pubblica sono i criteri di assegnazione e la formulazione delle graduatorie, che i non riescono ad intercettare le modifiche reddituali che avvengono nei nuclei assegnatari. Vanno quindi modificati i criteri di assegnazione e di perdita degli alloggi. Il Pd con Tiozzo, Sinigaglia e Bruno Pigozzo, e relatore di minoranza del piano, ha definito il provvedimento «poco credibile perché sovrastima di almeno il 30 per cento le previsioni di incasso dalle vendite di alloggi pubblici. Altrettanto velleitario è pensare di ricavare 120 milioni di euro con l'adeguamento degli affitti, in questa situazione di pesante crisi economica e immobiliare», ha aggiunto Pigozzo. Oggi il voto in aula con il via libera.(a.sal.)