Egitto, scade l'ultimatum No di Morsi: inaccettabile

ROMA Mohammed Morsi è sempre più isolato, ma non demorde sfidando la potente casta militare egiziana che gli ha intimato di cedere alle richieste del popolo: un ultimatum che scade nelle prime ore della serata di oggi. «E' inaccettabile», ha detto il presidente filo-islamista, l'ultimatum delle forze armate che si sono schierate a favore di piazza Tahrir, chiedendo di soddisfare le loro richieste. E quindi di dimettersi. Ma il futuro immediato dell'Egitto è denso d'incognite e pericoli, con i militari che pensano a sospendere la Costituzione e i Fratelli musulmani che minacciano il "martirio". Morsi ora è di fatto privo di un esecutivo in seguito alle dimissioni del premier Hisham Qandi, di sei ministri, tra cui quelli degli importanti dicasteri di Esteri, Interni e Giustizia, dei suoi speaker e di diversi governatori. Su di lui anche la non trascurabile pressione di Washington, con Barack Obama che nel corso di un colloquio telefonico con il presidente egiziano ha esplicitamente chiesto «passi per dimostrare di essere reattivi alle preoccupazioni del popolo», parole interpretate dagli americane come il benservito dell'amministrazione americana a Morsi. Piazza Tahrir è tuttora è presidiata da un milione di egiziani che attendono la scadenza dell'ultimatum dell'esercito e le dimissioni di Morsi. La stessa attesa anche ad Alessandria, Suez, Luxor, mentre i Fratelli musulmani e i sostenitori del presidente sono radunati nei pressi dell'università del Cairo e sollecitati dai leader della Fratellanza si dichiarano pronti al martirio pur di bloccare quello che a loro giudizio è un colpo di Stato. Si temono nuovi scontri e l'esercito ha fatto sapere che ai primi segnali di disordini interverrà con forza per bloccare la carneficina e la guerra civile. Fonti del Pentagono rivelano intanto che il capo delle forze armate egiziane Abdel Fattah Sissi, prima di lanciare l'ultimatum a Morsi, a lungo si è consultato con il capo dello Stato maggiore americano Martin Dempsey, concordando con lui la road map dell'esercito per le fasi successive dall'uscita di scena di Morsi. Per i militari, caduto Morsi, sarà sciolto il Parlamento e sospesa la Carta costituzionale in attesa di elezioni presidenziali anticipate. Nel frattempo sarà di nuovo il Consiglio militare a gestire il potere. L'opposizione intanto appoggia l'ultimatum dell'esercito e ieri è stato nominato portavoce e mediatore ufficiale Mohamed el-Baradei, l'ex capo dell'Aiea, noto per le sue idee liberali. Nella stessa giornata Morsi, pur ribadendo il rifiuto dell'ultimatum, ha detto di voler proseguire sulla via della «pacificazione nazionale» aprendo il dialogo con tutte le «forze nazionali». (b.z.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA