Forza Italia divide: fedelissimi entusiasti gli ex An sono scettici

Diciotto parlamentari (tra deputati e senatori), 17 consiglieri regionali, 181 sindaci iscritti o espressione di liste civiche collegate, circa 40 mila iscritti: è il Pdl del Veneto, che alle elezioni politiche del 24-25 maggio scorsi ha raccolto 549.692 voti alla Camera (pari al 19,3%) e 523.039 voti al Senato (19,2%) imponendosi, grazie agli alleati minori, come coalizione vincente e conquistando così il premio di maggioranza. Nella giunta regionale i pidiellini contano sul vicepresidente e su cinque assessori. Il coordinatore regionale del partito è Alberto Giorgetti (sottosegretario all'Economia e finanze nel Governo Letta) il vicecoordinatore è Marino Zorzato, numero due nell'esecutivo di Palazzo Balbi. di Filippo Tosatto wVENEZIA Silvio Berlusconi rispolvera Forza Italia e i gran visir del partito azzurro plaudono al ritorno al futuro. Comprensibile l'entusiasmo di Giancarlo Galan: pioniere forzista, non ha mai nascosto lo scetticismo circa il «guazzabuglio di ex socialisti, reduci democristiani e destra statalista» chiamato Pdl né l'insofferenza verso un gruppo dirigente «capace di perdere ogni battaglia possibile». Il messaggio è chiaro: rifondare il «partito liberale di massa» equivale a liberarsi dalla zavorra costituita da uomini e correnti di pensiero estranee al liberismo e inclini a una vecchia concezione della politica, fondata sulle tessere e il correntismo. Campane a morto per gli ex An? «Ascolteremo le parole di Berlusconi, è lui il nostro interlocutore, non Galan», ribatte Piergiorgio Cortelazzo, vicecapogruppo in consiglio regionale «certo il Pdl ha bisogno di una profonda ristrutturazione ma ricordo che si tratta di una forza politica di massa, capace in passato di raggiungere il 40% dei consensi mentre altri partiti illuminati riunivano i congressi nelle cabine telefoniche. Io non mi sento un ex, guardo avanti e credo che il centrodestra debba includere culture e sensibilità diverse, non discriminarle. Gli assetti dirigenti? È evidente che la nascita di un nuovo soggetto rimette tutto in discussione». Attualmente, a capo del pidiellini veneti ci sono Alberto Giorgetti e Marino Zorzato, l'uno coordinatore l'altro (nominalmente, almeno) vice. Nei giorni scorsi Giorgetti, di estrazione aennina, si era dichiarato contrario al remake di FI: «Galan sbaglia, non dobbiamo tornare indietro, l'unica cosa che non ci serve è la frammentazione, quella del Pdl è una scelta irreversibile». Ora tace, prudentemente. Parla invece Zorzato: «Io c'ero nel '94 e la parola ritorno non mi piace, ben venga invece il recupero dello spirito innovativo, della spinta rivoluzionaria che animò il sorgere e il successo di Forza Italia. C'è posto per tutti, a condizione che ci siano passione, onestà e voglia di lavorare. Questa è una grande sfida non un tram delle opportunità. Le cariche? Sono a disposizione fin d'ora, non è mai stato un problema, io ho fatto sia il gregario che il dirigente, mi sta bene tutto, basta essere nella squadra. Ai giovani offriremo tutto l'aiuto possibile». Dai cavalli di razza di scuola socialista arrivano reazioni improntate a toni diversi. «Il Pdl è stata un'esperienza di successo che metteva insieme la migliore tradizione democratica del nostro Paese, ora però l'esperienza con An si è conclusa e a questo punto è meglio riscoprire le origini, sarà un ritorno emozionale dopo vent'anni straordinari», è il commento di Renato Brunetta, capogruppo alla Camera. «Al di là del nome, conta l'identità del contenitore del centrodestra», riflette invece Maurizio Sacconi, il presidente della commissione Lavoro al Senato «e in primo luogo vengono quei principi etici che sono stati sostenuti nella dimensione pubblica con la legge sulla procreazione assistita, con il decreto Englaro, con gli atti di contrasto della banalizzazione dell'aborto e di ogni forma di commercio dell'umano. Per non dire della difesa della famiglia e della libertà educativa. La rinuncia ad essi smentirebbe il nostro percorso e renderebbe il centrodestra subalterno al relativismo etico del centrosinistra». Chi non ha dubbi è la senatrice Elisabetta Alberti Casellati: «Saremo al fianco del presidente Berlusconi con entusiasmo», assicura « e riavvieremo quell'originario progetto politico-culturale a sostegno dei valori di libertà, famiglia e impresa perché il nostro Paese torni ad essere competitivo nello scenario internazionale».