Bruxelles, Google nel mirino

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Tutti contro la rapace Google. Forse non si era mai vista prima a Bruxelles un'alleanza tanto vasta per fermare il progressivo dilagare del motore di ricerca di Mountain View. Il nodo è sempre quello: non è legale, leale, e nemmeno utile (se non agli azionisti di Google) che una sola società possa controllare tutto il mercato della ricerca (e della pubblicità del settore) su internet e anche ciò che da esso viene: testi di libri, di quotidiani, messi a disposizione dei lettori, distribuendo gratuitamente un prodotto che altri mettono sul mercato investendoci dei capitali, per i quali, naturalmente, si aspettano un rientro. A Bruxelles oramai da anni, l'attenzione sul colosso Google è accesa su vari fronti, e da alcuni mesi in particolare su questo problema di motore "pigliatutto". Si calcola che tra ricerca e pubblicità legata a questi siti Google raccolga stabilmente oltre il 90% delle risorse europee. Il commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia, dopo aver chiesto al colosso americano di presentare misure che rimediassero a questa occupazione, lo scorso 25 aprile chiese agli altri attori del mercato di giudicarle. Ieri le risposte sono arrivate e sono state molto dure ed unanimi. Secondo il gruppo di pressione FairSearch, di cui fanno parte, 17 operatori on-line come, Microsoft, Oracle, Nokia, Expedia e TripAdvisor, i rimedi presentati sono talmente dannosi che «sarebbe meglio non fare nulla». Gli editori europei, hanno anche loro creato un gruppo di pressione, al quale hanno aderito oltre cento aziende e associazioni (tra le quali l'italiana Fieg), ed hanno chiesto «l'immediato rigetto di queste proposte chiaramente inefficaci». Secondo gli editori di periodici e giornali europei «è difficile immaginare come possano essere migliorate al punto di porre termine alla manipolazione della ricerca e alla indebita sottrazione di contenuti oltre che a ristabilire la concorrenza». Da Mountain View protestano, sostenendo di aver «presentato rimedi per tutte le aree sotto esame», ma sottolineando anche che Google «lavora per gli utenti, non per i siti web». Che sarebbe finita così anche Almunia se l'aspettava, quando un mese fa disse che era «sicuro quasi al 100%" che si sarebbe dovuto chiedere a Google di modificare le proposte che aveva presentato». La situazione si presenta difficile per gli americani, che a questo punto o cambiano atteggiamento o rischiano una multa salata in partenza da Bruxelles. ©RIPRODUZIONE RISERVATA