Rimborsi, scontro frontale Consiglio pronto al ricorso

di Filippo Tosatto wVENEZIA «I rilievi della sezione di controllo della Corte dei Conti sulle spese dei gruppi politici del Consiglio del Veneto da un lato ci rassicurano, ma per alcuni aspetti appaiono opinabili e contestabili». È la prima replica di Clodovaldo Ruffato, il presidente dell'assemblea regionale, alle conclusioni della magistratura contabile che contesta l'irregolarità nella documentazione di spese compiute nel 2012 -consulenze, collaboratori, spese di cancelleria, partecipazioni a viaggi e convegni, ristoranti e alberghi - pari a un milione e mezzo di euro. L'esponente pidiellino, che in mattinata ha riunito l'ufficio presidenza allargato ai capigruppo per discutere il caso, esprime «soddisfazione» perché dai controlli minuziosi «non è emersa alcuna anomalia per spese personali di singoli consiglieri o gruppi»; ovvero nulla di lontanamente paragonabile alle indecenti gozzoviglie scoperte in Lazio e in Lombardia. E tuttavia le conclusioni della Corte non convincono Ruffato né le forze politiche che compongono l'assemblea: «Abbiamo difficoltà a comprendere le irregolarità rilevate su rimborsi a consulenti o spese per le attività svolte». Perché? «È come se avessimo giocato una partita di calcio arbitrata a posteriori, secondo le regole della pallavolo, guardando la moviola a distanza di mesi». Fuor di metafora? «La Corte ha applicato in modo retroattivo all'esercizio 2012 regole di rendicontazione introdotte a fine anno, con la legge 213 del 7 dicembre scorso, e tradotte in linee guida e schemi operativi dalla Conferenza Stato-Regioni solo un mese fa». Ecco, è questo, al di là dei cavilli sulle pezze giustificative, il nodo del contendere: maggioranza e opposizione ritengono inaccettabili i rilievi formulati in base a una normativa che, all'epoca dei fatti in esame, non era in vigore. Materia per avvocati, già. Tanto che i capigruppo, all'unanimità, hanno incaricato il presidente di Palazzo Ferro-Fini di contattare dei giuristi capaci di sbrogliare la matassa. La prassi istituzionale prevede che la sezione di controllo contabile trasmetta gli atti alla Procura della Corte dei Conti e che questa segnali le irregolarità riscontrate alla presidenza del Consiglio veneto, incaricato di sanzionarle. Come? Chiedendo il rimborso delle somme erogate senza adeguata autocertificazione o - nel caso della Lega - sollecitando la restituzione tout court, per ritardo nella documentazione, del milione ricevuto l'anno scorso: «È il caso più eclatante, perché il gruppo leghista ha avuto il sequestro dei documenti dalla Procura per vicende legate a contrasti interni ma i due uffici pubblici non si parlano né si trasmettono i documenti». Tant'é. L'impugnazione del provvedimento appare probabile, anche se non è chiaro chi e come sarà chiamato a pronunciarsi. «Ora valuteremo il da farsi insieme ai nostri tecnici», annuncia Ruffato «ma intendiamo muoverci su due fronti: prima di tutto vogliamo prima capire se c'è qualche possibilità di interloquire con le valutazioni dei magistrati contabili; in secondo luogo, il Consiglio regionale del Veneto agirà di concerto con le altre assemblee regionali, ugualmente investite dai rilievi delle rispettive sezioni di controllo della magistratura contabile, per sollevare insieme una questione nazionale di legittimità e di autonomia politica». Che altro? La soddisfazione del Pdl: «Abbiamo dissipato i sospetti sulla correttezza delle nostre istituzioni, in Veneto porcherie non ce ne sono state», commentano Dario Bond e Piergiorgio Cortelazzo, lesti a sottolineare come il gruppo azzurro abbia «risparmiato oltre 600 mila euro rispetto al budget in dotazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA